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  • 16
  • ago
  • 2010

L’uomo in estate soffre di solitudine

Di Francesco Russo, in Psicologia.

 

Purtroppo è così, mentre tutti pensano che la malinconia e la solitudine siano cose da femminucce, un recente studio ha reso noto che gli uomini soffrono più del triplo della solitudine e della malinconia nella bella stagione.

I professionisti del Centro Indivenire di Roma, hanno scoperto a seguito di una indagine fatta proprio sui soggetti uomini questa difficoltà molto sensibile al punto da dichiarare che: “Non pensavamo, quando abbiamo deciso di attivare il servizio gratuito di pronto soccorso psicologico estivo, di trovarci davanti alle richieste dagli uomini che esprimono soprattutto una gran solitudine. Ci ha colpito molto, perché di solito la solitudine è una patologia banalizzata, non conclamata. Ci deve far riflettere, dobbiamo mettere in campo attività socializzanti“. Le parole della Dottoressa Sara Eba Di Vaio, sessuologa e psicologa.
L’uomo, che è un essere già di per suo più restio a volersi stendere sul lettino di uno “strizza cervelli” e raccontare le sue cose intime, ha visto che nell’iniziativa “Aperti per ferie…lo psicologo non va in vacanza”, poteva avere un riscontro e parlare apertamente delle proprie crisi di coppia estive e della solitudine che si sente rimanendo in città a lavorare.


L’idea principale dello studio era quella di offrire un supporto alla sola popolazione del quartiere, ed invece, ci si è accorti che le persone sono arrivate da tutta Roma oltre che telefonate di persone che da tutta Italia hanno contattato il centro. Si parla di ben 127 telefonate con un 15% da fuori Roma nella sola prima settimana di agosto. Ad oggi sono già stati avuti ben 32 colloqui individuali con 8 coppie, 13 donne e ben 11 uomini.
L’uomo che in estate va dallo psicologo, si presenta molto semplicemente dicendo che è solo. Non ha problemi, lavora, non si droga o quanto altro, ma è solo. L’età nemmeno sembra essere un fattore discriminante, visto che ci sono passati uomini dai 25 ai 70 anni, oltre che persone di diversi ceti sociali come professionisti o semplici collaboratori del bar. Dichiara la dottoressa: “Più che disoccupati, in tanti sono rimasti a Roma perché costretti a lavorare. Moltissimi laureati: ingegneri, impiegati in grandi aziende o nei centri commerciali, dallo store manager al commesso“.
I disturbi maggiori sembrano essere comunque provocati in estate dall’ansia, dai problemi relazionali e soprattutto dalla dipendenza dal lavoro che nella società attuale non ne permette più uno stacco netto rispetto alla vita privata.

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