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  • 29
  • apr
  • 2010

Perchè lui sì e io no?

Di E. Negri, in Lavoro e Successo.

carriera

Può capitare che un collega considerato non particolarmente brillante riesca tuttavia a fare più carriera di noi. Si tratta certamente di una situazione sgradevole che genera in noi molta frustrazione e ci rende sempre meno ambiziosi. Non facciamoci abbattere così facilmente: scopriamo piuttosto come evitare gli errori che penalizzano il nostro sviluppo professionale.

La meritocrazia è un concetto complesso: non è infatti semplice definire gli ambiti in cui è necessario eccellere per poter salire i gradini della gerarchia. A volte gli aspetti presi in considerazione dai nostri superiori per proporre opportunità di carriera non riguardano nemmeno il nostro operato professionale. Entrano in gioco, infatti, numerosi altri fattori: ad esempio, molti boss sono restii a promuovere qualcuno che, anche se professionalmente impeccabile, ha un carattere considerato inadeguato al ruolo, ad esempio perché estremamente litigioso.

Alcune volte ci troviamo di fronte a barriere palesemente ingiuste: pensiamo ad esempio alle maggiori difficoltà incontrate dalle donne. Altre volte, tuttavia, abbiamo la possibilità di riflettere sulle nostre possibili aree di miglioramento per poter essere maggiormente in sinergia con quello che l’azienda si aspetta da noi. Da questi spunti, possiamo trovare non solo dei consigli, ma anche l’energia giusta per raggiungere il nostro obiettivo.

A volte lavorare coscienziosamente non è sufficiente: bisogna dare il massimo. Mostrare di sapersi assumere delle responsabilità, magari scegliendo di fare un piccolo sacrificio, è particolarmente determinante. Non dimostriamoci seccati se ci è richiesta una particolare disponibilità su alcune attività importanti. Non dimostriamo di non saper apprezzare i lati positivi di un nuovo incarico, anche se alcune responsabilità non sono particolarmente appetibili.

Sintonizziamoci sulle reali esigenze dell’azienda: quali sono le priorità del nostro capo? A volte infatti valutiamo diversamente l’importanza di alcune attività: cerchiamo di pensare con la nostra testa, ma di comprendere le esigenze del nostro boss e di fare attenzione ad esse.

Valorizziamo il nostro lavoro: a volte svolgiamo un’attività in modo eccellente, ma non siamo in grado di “venderla” in modo positivo a chi ci circonda. Questo riduce drasticamente la percezione del nostro impegno e del nostro talento. Concentriamoci particolarmente in questa fase: ricordiamoci di quante persone hanno fatto carriera non per meriti speciali, ma grazie alla capacità di promuovere positivamente il proprio contributo e la propria personalità.

Cerchiamo di avere una visione strategica del nostro lavoro: una visione a 360° è sicuramente la caratteristica che fa la differenza nella strada verso la carriera.

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