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I rischi dell’obesità sul cervello

 
Francesco Russo
6 gennaio 2012
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Ne abbiamo parlato spesso su IoValgo. L’obesità è una patologia da non sottovalutare e sempre più dilagante al giorno d’oggi nella società dei take away e dei fast food.  Due recenti studi americani hanno, infatti, constatato quanto l’obesità possa influire sulla salute della nostra mente. Il cervello, in particolare l’area dell’ipotalamo, andrebbe letteralmente in tilt a causa dell’eccesso di cibo. A condurre le due ricerche sono stati il Professor Michael Schwartz dell’Università di Washington e il Prof. Jeffrey Flier del Beth Israel Deaconess Medical Center di Boston.

Oltre a disturbi cardiaci, malattie metaboliche e possibili ictus i soggetti in forte sovrappeso rischierebbero di compromettere anche il proprio cervello. L’ipotalamo, infatti, si occupa anche del controllo del senso di sazietà e quindi è anch’esso responsabile del mantenimento del nostro peso corporeo. I grassi riuscirebbero ad ostacolare l’azione delle cellule cerebrali dell’ipotalamo limitandone l’azione. È già noto da tempo quanto l’eccesso di grasso e l’obesità possa comportare danni al cervello. Anche dei ricercatori italiani dell’Università Cattolica di Roma avevano attestato quanto l’obesità sia la colpevole della riduzione dei livelli di una molecola, la Creb1, responsabile  del funzionamento delle meningi.  Il professor Flier, invece, ha evidenziato come l’obesità possa rallentare il ricambio cellulare nel nostro cervello. Il suo studio è stato effettuato su gruppi di topi ed ha constatato che:

Alimentare i topi con una dieta ad alto contenuto di grassi sopprime la formazione di nuovi neuroni

Schwartz, allo stesso modo, ha osservato sia su individui che su roditori come l’eccesso ponderale inibisce la funzione di controllo dell’appetito dell’ipotalamo. Grazie a queste scoperte scientifiche si riuscirebbe a comprendere il meccanismo che spinge gli obesi a non poter più fare a meno del cibo. L’area del cervello predisposta al controllo dell’appetito non riuscirebbe a funzionare a pieno regime, anzi, si atrofizzerebbe. In questo modo gli individui non riescono a rendersi conto di quando hanno fame e di quando sono sazi alimentando alla conduzione di un regime alimentare poco sano.

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