Buoni propositi? Non dobbiamo per forza stabilirli. Soprattutto se a questi accompagniamo delle aspettative non realistiche che rischiano di farci soffrire.

Buoni propositi solo se realistici
All’inizio di ogni nuovo anno torna puntuale il rito dei buoni propositi. C’è chi promette a sé stesso di cambiare vita, chi si pone obiettivi ambiziosi e chi compila lunghe liste di cose da fare e da diventare. In teoria è un momento carico di entusiasmo, ma nella pratica rischia spesso di trasformarsi in una fonte di frustrazione.
Questo accade soprattutto quando i buoni propositi vengono incrociati con aspettative troppo alte, che non tengono conto dei tempi, delle difficoltà e dei limiti umani.
Il problema non sta nel desiderio di migliorarsi, ma nel modo in cui lo si fa. All’inizio dell’anno si tende a immaginare una versione ideale di sé, perfetta e sempre motivata. Quando la realtà non corrisponde a quell’immagine, subentrano senso di colpa e delusione.
Ci si accusa di non avere forza di volontà o di non essere abbastanza capaci, dimenticando che il cambiamento è un processo graduale e spesso fatto di passi avanti e indietro. Pretendere risultati immediati può minare la fiducia in se stessi invece di rafforzarla.
Per questo, se proprio si sentono necessari dei buoni propositi, è importante che siano accompagnati da uno sguardo più gentile verso di sé. Volersi bene significa riconoscere i propri bisogni e rispettare i propri ritmi, senza confrontarsi continuamente con modelli irraggiungibili.
Significa anche accettare che non tutto dipende dalla volontà e che fallire non equivale a valere meno. Un obiettivo può essere rimandato, modificato o persino abbandonato senza che questo definisca il valore di una persona.
Lavorare sulla propria autostima

Lavorare sulla propria autostima è forse il proposito più utile e duraturo che si possa fare. L’autostima non nasce dal raggiungimento di risultati spettacolari, ma dalla capacità di riconoscere il proprio valore anche nei momenti difficili.
Si costruisce giorno dopo giorno, attraverso piccoli gesti di cura, parole meno dure verso se stessi e la consapevolezza di ciò che si è già riusciti a fare. Quando l’autostima è solida, anche gli obiettivi diventano più realistici e meno oppressivi.
In questo senso, l’inizio dell’anno può essere visto non come una linea di partenza obbligata, ma come una semplice tappa. Non serve cambiare tutto subito per sentirsi migliori. A volte basta imparare a rallentare, ascoltarsi e concedersi il diritto di essere imperfetti. La crescita personale non segue il calendario e non ha bisogno di date simboliche per iniziare.
Ridimensionare le aspettative non significa rinunciare ai sogni, ma renderli più sostenibili. Mettere al centro il proprio benessere emotivo, invece del confronto o della prestazione, aiuta a vivere l’anno nuovo con maggiore serenità.