Comportamento “prosociale”, cos’è?

di Tippi 1

Il comportamento prosociale è la capacità di comprendere le ragioni dell’altro e di mettersi nei suoi panni in termini cognitivi ed emotivi, cercando di percepire quali sono i suoi bisogni e offrendo il proprio aiuto in modo del tutto gratuito.

Più in generale, il temine “prosociale”, abbraccia tutti i comportamenti che non siano di antagonismo, o di danneggiamento, aggressivi o distruttivi addirittura. Può essere sollecitato da fattori interni, e soprattutto dall’empatia, che ha un ruolo centrale, poiché permette di sentire le esigenze altrui. E’, infatti, quella particolare capacità di “sintonizzarsi” con la mente e con il cuore con gli altri, con ciò che stanno vivendo. Non è un caso che molte ricerche abbiano trovato proprio nell’empatia uno dei fattori motivazionali più importanti del comportamento prosociale.

Daniel Batson, uno psicologo americano di matrice sociale, è stato uno dei primi a sostenere lo stretto legame tra empatia e altruismo. Secondo lo studioso, infatti, provare empatia per una persona in condizione di bisogno è la molla che fa scattare la volontà di aiutare quella persona, senza alcun tornaconto personale.

Evitare l’empatia porta al disinteresse per i bisogni degli altri. Altri studiosi, hanno definito anche il comportamento di aiuto come prosociale. Secondo Darley e Latané, il comportamento d’aiuto, comporta alcuni passaggi fondamentali che sono: notare una persona, un evento, o una situazione che possono richiedere aiuto; interpretare il bisogno; assumersi le responsabilità di agire; decidere la forma di assistenza da offrire e il tipo di implicazione personale; infine realizzare l’azione. Quando aiutiamo il prossimo, si ricevono dei benefici non soltanto a livello morale o materiale, ma anche fisico.

Tutt’oggi il comportamento prosociale è un argomento di studio attualissimo e nel nostro Paese è stato avviato intorno alla metà degli anni Ottanta grazie ad una equipe di psicologhe dell’università di Napoli. Tuttavia, sebbene ogni anno vengano pubblicate centinai di ricerche in merito, sia a livello nazionale che internazionale, è un concetto ancora poco diffuso, basta solo pensare che fino al 2006, il termine prosociale, come sostantivo e come aggettivo, veniva ignorato persino dai dizionari.

Eppure, nonostante le storie di violenza, di mobbing, e di bullismo invadano i telegiornali ogni giorno, il comportamento prosociale esiste, così come gli strumenti e i percorsi il cui scopo è quello di promuovere l’umana disposizione a fare del bene e a rispettare l’altro.

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