Come imparare a non “soffocare” i propri cari

di Valentina Cervelli Commenta

Imparare a non soffocare, ovviamente di attenzioni, i propri cari è qualcosa che in alcune situazioni, specialmente se le percepiamo di pericolo, diventa molto difficile da fare. Come regolarsi per il bene della persona che si ama e per se stessi?

Soprattutto se l’altro sta male o si trova in situazioni particolari è molto difficile trattenersi dal tentare di rinchiudere lo stesso in un mondo di bambagia: è lo stesso istinto atavico di sopravvivenza e protezione a spingerci ad entrare in una modalità che sul lungo periodo rischia di diventare deleteria per l’autostima della persona e per l’equilibrio mentale di chi sente l’istinto di protezione. Qualsiasi la situazione e la sua pericolosità bisogna entrare nell’ottica che le persone che amiamo sono degli individui a se stanti, che non si può avere il pieno controllo e che soprattutto nessuno debba sentirsi inutile.

E’ proprio infatti nel momento in cui è questo il sentimento predominante che ci si sente senza speranza e spingere chi amiamo a sentirsi così non è amore, ma possesso.  E bisogna pensare anche alla propria sanità mentale: sviluppare un comportamento ossessivo può solo che recare danni e lo fa anche sul breve periodo, non solo se lo stesso si allunga per un tempo indefinito.

Quel che è importante fare è fermarsi a riflettere, tentare di capire quale sia il migliore approccio per voler bene ai propri cari senza trasformarsi da persone che vogliono aiutare in involontari carnefici della felicità dell’altro. Un conto è infatti dare supporto, altro è voler pensare al posto dell’altra persona.

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