Lavorare troppo fa male: attenti alla sindrome da burnout

di Francesco Russo 1

 

 

Chi dice che il lavoro nobilita l’uomo? Certo, non possiamo fare a meno di lavorare e di desiderare il raggiungimento del successo professionale. Ma bisogna stare attenti. Eccessivo arrivismo, tempi di lavoro eccedenti la normalità non fanno altro che creare stress. A proposito di questo, sono interessanti i risultati di uno studio pubblicato su BMC Psychiatry dei  ricercatori dell’Istituto di Scienze della Salute di Aragona in Spagna. E’ emerso che la sindrome da burnout comporta tre sintomi almeno: esaurimento emotivo, cinismo e mancanza di produttività. 

 

“Burnout” è un termine inglese che significa letteralmente “bruciarsi”. Infatti, coloro che soffrono della sindrome di burnout (prevalentemente coloro che praticano professioni d’aiuto) possono sviluppare un lento processo di decadenza psicofisica dovuta alla mancanza di energie e di capacità per sostenere e scaricare lo stress accumulato. Il risultato è quello di non riuscire a lavorare al massimo delle proprie potenzialità, perché si è assaliti da disturbi psicofisici che derivano dall’incapacità di sostenere lo stress accumulato. La ricerca è stata condotta su 409 dipendenti dell’Università di Saragozza e ha provato che chi lavora più di 40 ore a settimana corre un rischio sei volte maggiore di soffrire della sindrome, rispetto a chi lavora meno di 35 ore.

 

 

Oltre allo stress e all’eccessivo carico di lavoro, ci sono anche altri aspetti che possono generare una sindrome da burnout. Gli esperti hanno notato anche che l’assenza di un giusto riconoscimento da parte dei superiori e lo svolgimento di una professione monotona e poco soddisfacente aumentano la possibilità di sviluppare la patologia. Ciò non è assolutamente positivo. Infatti, anche gli stessi datori di lavoro o i responsabili delle risorse umane dovrebbero comprendere che impiegati stanchi, irritabili e privi di interesse nei confronti dei loro compiti non sono per niente positivi per la vita aziendale. Insomma, i vertici devono stare attenti alla spinta motivazionale e al soddisfacimento dei bisogni dei propri dipendenti. Questi ultimi, invece, dovrebbero comprendere che oltre al lavoro esiste anche altro.

 

 

Quindi, prima di cadere in una spirale interminabile di stress è consigliabile fermarsi e pensare un po’ di più a se stessi.

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