Motivazione, come vincere una partita: l’esempio della nazionale di calcio femminile giapponese

di Paola P. Commenta

Motivazione: quanto conta per vincere una partita, uscendo vittoriosi da un match che ci dava scontatamente perdenti? Un esempio ci viene dalla nazionale femminile di calcio giapponese che ieri ha stracciato gli Stati Uniti, dati per favoriti, aggiudicandosi il titolo mondiale. Sian Beilock, docente di psicologia alla University of Chicago, ci illustra, andando oltre ovviamente le dinamiche di gioco, cos’altro può aver influito sul successo della squadra nipponica.

La capacità ed il modo di resistere alla pressione, la tenacia, la voglia di vincere per il loro Paese per riscattare la positività e la vita dopo i tragici eventi che hanno colpito il Giappone lo scorso 11 marzo: il violento terremoto, il conseguente devastante tsunami, la crisi nucleare di Fukushima.

Probabilmente, spiega la Beilock, in quel momento le giocatrici non stavano pensando a se stesse come a delle perdenti, perché era così che le si dipingeva prima del match: per gli Stati Uniti sarebbe stato semplicissimo battere il Giappone, secondo le previsioni. Piuttosto, prosegue la psicologa, pensavano di rappresentare una nazione, di essere lì per guadagnare al loro Paese una vittoria, in un momento difficile, in cui c’era assoluto bisogno di tornare a vincere, realizzando l’impossibile, sconfiggendo qualcosa di più grande: un avversario molto forte dato per favorito.

A volte, per ottenere un successo, è importante osservarsi da prospettive diverse e meno stereotipate. E’ stato dimostrato, ad esempio, che le studentesse, chiamate ad esprimersi su un singolo aspetto della loro vita (famiglia, lavoro, studio, amore), dopo riuscivano a svolgere meglio un compito di matematica rispetto alle ragazze cui veniva chiesto di pensare a sé in generale, come donne inserite nella società. In quel caso, spesso, la mente tendeva a conformarsi allo stereotipo delle maggiori difficoltà, delle minori probabilità di riuscita imputabili alle discriminazioni, a settori off-limits, e così via discorrendo. Una visione di sé che scoraggia perché si autorappresenta come perdente o destinata a fallire.

Pensare a se stessi da prospettive multiple, conclude la Beilock, può contribuire ad alleggerire la pressione in momenti di tensione come una partita. Le statunitensi sono scese in campo sicure di vincere e solo per vincere, le giapponesi si sono messe in gioco, sono scese in campo per battersi ed hanno giocato anche come cittadine di una nazione in difficoltà che aveva bisogno di una vittoria per tornare a sorridere, seppure per pochi minuti.

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