Coronavirus, fase 2: come combattere la paura della ripresa

di Valentina Cervelli Commenta

In questi mesi di distanziamento e isolamento sociale a causa della pandemia di Coronavirus le persone si sono dovute abituare a convivere e combattere con lo stress e la paura che questa particolare situazione ha creato. Ora, a un passo dalla fase due, nasce la necessità di combattere la paura della ripresa.

Paura di gestire nuovamente l’ignoto

Può sembrare assurdo ma per certi versi questo periodo di quarantena, seppure osteggiato, ha portato gli individui a percepire come sicuro questo modo di vivere rispetto al virus Covid-19, facendo scattare l’allerta ora che per un motivo e per un altro, pur dovendo mantenere il distanziamento sociale per evitare il contagio, si può ripartire. C’è chi non vede l’ora anche semplicemente di poter ordinare un caffè take away e chi non ha la minima intenzione di avvicinarsi ai ristoranti nemmeno tra un mese e con tutte le possibili precauzioni per paura del contagio.

Non si può dire che la pandemia di coronavirus abbia favorito lo sviluppo di un’ondata di agorafobia nelle persone, ma se lo si dicesse, alla fine non ci si allontanerebbe troppo dalla verità dati gli effetti psicologici sviluppatisi. Molte persone ora temono il nuovo riempirsi delle strade, la vicinanza fisica nonostante il rispetto delle distanze. E’ un mix tra la paura dell’ignoto, quella di stare male e uno stato di ansia perenne.

Ripresa paragonabile a libertà dopo una detenzione

Per fare un esempio calzante sulle sensazioni di chi è rimasto in isolamento sociale come richiesto e ora può tentare di riprendere in mano la propria attività lavorativa è come quando un detenuto esce di prigione dopo tanto tempo: alcuni comportamenti legati alla prigionia sono così entrati a far parte della sua vita che riabituarsi alla libertà lascia spiazzati.  E così è per molti che hanno passato gli ultimi due mesi chiusi in casa.

C’è voglia di ripartire ma anche tanta paura della ripresa. Essa per essere sconfitta deve essere approcciata a gradini: la persona deve rendersi conto che con le dovute precauzioni e protezioni si può convivere con il virus. La sua presenza non deve rappresentare un deterrente per la vita: già costringe a cambiamenti sociali sostanziali e importanti: non si deve cedere a timori che possono essere affrontati.

Prudenza e giudizio sì, fobia no: altrimenti si rischia di far male al proprio sistema immunitario anche solo con lo stress provato e il cortisolo prodotto in risposta dal nostro organismo. Ci si può aiutare con lo yoga, con la meditazione, con l’attività fisica, ma soprattutto trovando il giusto compromesso.

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