Figli per le coppie di fatto: desideri

di Francesco Russo 8

Oggi parliamo di un fattore psicologico che colpisce ben l’85% degli esseri umani eterosessuali. Sembra infatti, che secondo recenti ricerche, su un campione di 5.000 persone intervistate, l’85% degli stessi riesca ad accettare l’idea che un bambino abbia due mamme, ma con molta difficoltà riesce ad accettare una coppia con un bambino composta da due papà. Il risultato di questa ricerca svoltasi negli Stati Uniti, è che la figura materna ha una necessità non indifferente nell’immaginario collettivo, al punto che le inclinazioni sessuali diventano discriminanti anche per i figli.

Ulteriori ricerche tenutesi in altre Università, però, dichiarano che l’omosessualità negli individui maschi adulti, porta ad avere anche un enorme senso materno e che quindi le richieste di adozione (nei Paesi dove possibile) delle coppie di fatto, formate da soli uomini è grande e pari a quello delle donne.

Il problema che sorge, è che questo desiderio può diventare ossessione nel momento in cui non ci siano i presupposti per creare questa famiglia (di legge o di necessità) e di conseguenza, molte coppie sono costrette a rinunciare al loro desiderio che esprime innatamente la realizzazione del sintomo di libertà che hanno della propria scelta. La maggiore preoccupazione che si pongono gli psicologi ed i pedagogisti, non è legata alla coppia in se per se, però, ma è legata soprattutto allo sviluppo psichiatrico che il bambino può avere, considerando che avrà una vita seguita da due genitori aventi lo stesso sesso.

Le ricerche fatte sull’omoparentalità sono tante ed i risultati della maggioranza, hanno portato alla conclusione che i figli che crescono in questi ambienti, hanno di solito gli stessi sbocchi sociali che hanno le famiglie composte da genitori separati, mono parentali, oppure coloro che nascono da procedure di procreazione assistita o sono adottati. Di conseguenza, riescono ad avere un forte senso di famiglia, che si rileva nei ragazzini che vivono intorno a se un classico triangolo madre, padre e figlio.

Commenti (8)

  1. Non sono d’accordo con questo post.
    Qui infatti si mischia un po’ troppo la questione dell’avere genitori dello stesso sesso e la questione dell’avere genitori non sposati; sono questioni molto diverse, da considerare quindi in modo completamente separato… in particolare nell’epoca odierna in cui molti dei Paesi che consentono alle coppie omosex di adottare bambini consentono loro anche di unirsi in matrimonio civile quindi di diventare marito e marito, moglie e moglie (Spagna, Svezia, Norvegia, Argentina, Canada, Washington DC, Massachusetts, ecc) o comunque di accedere a una unione registrata che comporta tutele e responsabilità pressoché identiche a quelle del matrimonio civile (Inghilterra, Danimarca, ecc). Quanto viene curiosamente scritto in questo post a proposito di una presunta mancanza di un forte senso di famiglia nei figli delle coppie gay mi risulta essere frutto della falsissima equazione coppie gay = coppie non sposate composte da persone dello stesso sesso.
    Un saluto a tutti, Justin

    1. Ciao Justin,
      grazie per la tua opinione che come sempre ci permette di ascoltare anche le idee altrui sugli argomenti che trattiamo su IoValgo.com.
      Il post in oggetto, ha cercato solo di riportare i dati delle analisi effettuate dal punto di vista psicologico dei minori, in quanto per la situazione etica, morale e soprattutto legale, sicuramente è importante NON confondere le coppie di fatto con le coppie non sposate.
      Sempre felici di ascoltare le vostre opinioni…

  2. Gentile Francesco Russo,
    Non si tratta di valutazioni etiche o morali, si tratta semplicemente del fatto che far finta che i genitori dello stesso sesso siano per definizione in convivenza di fatto non giova molto a una corretta analisi dei figli stessi. Una cosa è avere due genitori -dello stesso sesso o di sesso diverso- in convivenza di fatto; un’altra cosa è avere genitori -dello stesso sesso o di sesso diverso- uniti in matrimonio. Mi domando in ogni caso quanto siano da prendere con le pinze tali analisi psicologiche dato che la maggiore organizzazione al mondo di psicologi (la American Psychological Association) evidenzia quanto chi viene allevato da genitori dello stesso sesso sia completamente alla pari rispetto a chi viene allevato da genitori di sesso diverso anche in merito alle interazioni sociali. Proprio l’anno scorso, nel 2010, tale organizzazione ha tenuto a ribadire per l’ennesima volta che “children raised by same-sex couples have been shown to be on par with the children of opposite-sex couples in their psychological adjustment, cognitive abilities and social functioning” (traduzione: “i bambini allevati da coppie dello stesso sesso si sono rivelati alla pari rispetto ai bambini allevati da coppie di sesso diverso sia per quanto riguarda l’equilibrio psicologico sia per quanto riguarda le abilità cognitive sia per quanto riguarda le interazioni sociali”).
    http://www.apa.org/news/press/releases/2010/08/support-same-sex-marriage.aspx

    1. Non c’è dubbio sulla sua valutazione. Per quanto l’American Psychological Association, riesce ad essere l’Ente più accreditato sull’argomento, per scendere nel dettaglio dell’analisi andrebbero analizzate ulteriori fonti anche non ufficiali, ma seguite come ricerche Universitarie sperimentali in strutture tipo l’Universidad Complutense de Madrid o l’Università di Richmond. Purtroppo, sicuramente c’è bisogno di una competenza tale non riassumibile in un solo post, ma volumi interi di Biblioteche potrebbero non bastare per esaurire l’argomento 🙂
      Di fatto, però, il passaggio che ci evidenzia:

      “i bambini allevati da coppie dello stesso sesso si sono rivelati alla pari rispetto ai bambini allevati da coppie di sesso diverso sia per quanto riguarda l’equilibrio psicologico sia per quanto riguarda le abilità cognitive sia per quanto riguarda le interazioni sociali”

      non può essere rilevato come verità assoluta, in quanto è dimostrato che in quartieri particolari, come il Bronx negli Stati Uniti d’America, oppure nella stessa Italia Meridionale, a causa di un background culturale non troppo evoluto in alcune zone residenziali, portano i ragazzini (soprattutto nell’età adolescenziale) cresciuti con una coppia non convenzionale, a vivere dei complessi che i loro coetanei non vivono.

  3. Gentile Francesco Russo…
    Le ribadisco che a mio parere è assai improprio mischiare la questione delle coppie di genitori gay in convivenza libera e la questione delle coppie di genitori gay che hanno voluto fondere le proprie esistenze nell’istituzione simbolo dell’essere famiglia, nell’istituzione atta proprio a veder riconosciuto e tutelato il proprio essere una famiglia (il matrimonio). Credo sia evidente.
    Nel merito di quello che mi fa notare sulla ricerca, poi, le sottolineo che una cosa è affermare di tener conto, oltre che di quello che mette in evidenza l’American Psychological Association, anche di quello che afferma qualche fonte “non ufficiale”… tutt’altra cosa è dar conto unicamente di queste fonti “non ufficiali”, tra l’altro senza nemmeno precisare che ciò che esse affermano contrasta con ciò che hanno constatato in decenni di ricerca le maggiori organizzazioni al mondo di esperti, tra cui appunto l’Apa. Mettersi a scrivere in modo generico che “le ricerche fatte sull’omoparentalità” mostrano diversi sbocchi sociali, nonché mancanza di forte senso di famiglia, in chi ha genitori dello stesso sesso significa ingannare, volutamente o meno, chi legge.

    Riguardo la frase dell’Apa che lei riprende… anche lì, non ci siamo. Quella frase non mira a essere una verità assoluta o divina ma unicamente a spiegare che da quanto emerge da decenni di ricerche in materia avere due papà o due mamme non è un qualcosa che comporta ricadute negative né dal punto di vista psicologico né dal punto di vista cognitivo né dal punto di vista delle interazioni sociali. Lei mi fa notare che talvolta il bigottismo e l’omofobia diffusi nella società possono creare dei problemi a chi cresce in famiglie omosex… vero; ma allora il tema a cui si riferisce è il bigottismo, l’omofobia diffusa in certe zone e i danni che ne possono derivare… che c’entra questo con l’avere due genitori dello stesso sesso, con una presunta -a questo punto fantomatica- mancanza di “forte senso di famiglia” che “di solito” (sempre secondo queste fonti “non ufficiali”) si manifesterebbe in chi ha due papà o due mamme? Nulla…

    1. Egregio Justin,
      prima di risponderle terrei a precisare due concetti: il primo è che chi scrive non è omofobo, cosa che tengo a precisare personalmente; mentre il secondo è che chi inganna “volutamente o meno” probabilmente non scrive per network rispettabili come quello che sta leggendo, dove le fonti vengono controllate con cura prima della pubblicazione 🙂
      Non penso sia improprio mischiare le coppie di genitori gay in convivenza libera e quelle che fondano la propria essenza sul matrimonio, perchè, ad esempio, anche per le coppie eterosessuali, la Cassazione riconosce uguali diritti a conviventi e coppie sposate, quindi se fossimo stati a parlare di questioni legate al riconoscimento di diritti, sarebbe tutt’altro discorso.
      Nell’ambito della ricerca, come ho già risposto prima, la sede per parlare di discorsi etici è sicuramente diversa e merita una trattazione così ampia, che sembrerebbe mancare di rispetto all’argomento esaudendolo in poche battute virtuali e senza pareri di esperti, che sarebbero discriminanti per un argomento così importante.
      Per il discorso APA, mi fa piacere che lei sottolinei ciò che le scrivevo riguardo al “bigottismo degli omofobi” che ancora cova in questa società, infatti molto spesso il tipo di lettura che si può avere in un post come questo, è legata anche ad una sorta di provocazione che tende a scuotere gli animi di chi ha a cuore certe argomentazioni, tal da portare alla luce ulteriori pensieri rispettabili (come il suo) che possono aiutare, chi ancora oggi ha dei “limiti”, avendo un’avversione sicuramente irrazionale nei confronti dell’omosessualità.

  4. Gentile Francesco Russo…
    Ma no, per carità… che lei sia o non sia omofobo non è un qualcosa a cui stavo minimamente pensando; a dire il vero non è nemmeno un qualcosa che c’entra molto in questo discorso qua, e di certo nessuna garanzia da parte sua servirebbe per fugare eventuali miei dubbi in proposito dato che si può essere benissimo omofobi e non rendersene conto.
    Quando ho scritto che quella sua frase del post “inganna” chi legge mi riferivo al fatto che, a prescindere dalle migliori intenzioni con cui avrà sicuramente scritto il post, chi legge quella frase è indotto a pensare una determinata cosa che in realtà non corrisponde al vero (è indotto a pensare che appunto “le ricerche” in generale indicano che “di solito” i figli delle coppie gay non hanno un “forte senso di famiglia” mentre invece chi afferma questa cosa qua è qualche fonte non ufficiale).
    Lei mi dice che a suo avviso analizzare la questione mischiando coppie di genitori gay in convivenza libera e coppie di genitori gay che hanno scelto di fondere la propria esistenza nel simbolo stesso della famiglia (il matrimonio) non è affatto improprio… quale motivazione mi porta? che qui in Italia la Cassazione avrebbe riconosciuto addirittura “uguali diritti” alle coppie conviventi rispetto alle coppie sposate. La motivazione non sta in piedi: 1) perché la Cassazione non ha mai potuto e tutt’ora non può assolutamente stravolgere le leggi in questa maniera, non ha osato farlo nemmeno la Corte Costituzionale che è “giudice delle leggi” pensi un po’; 2) perché analizzare in un modo piuttosto che in un altro le ricerche estere a seconda di quelle che sono le sentenze italiane è un po’ un non-senso; 3) perché essere in una libera convivenza potendo avere uguali vantaggi legali rispetto a chi si sposa non è la stessa cosa dell’aver scelto di fondere le proprie esistenze in un vincolo legale, specie in quel legame che nella società, nei rapporti quotidiani tra le persone, simboleggia l’essere una vera e propria famiglia: il matrimonio. Un figlio di due genitori in convivenza libera ha e avrà sempre più probabilità di percepire che la famiglia che lui forma assieme ai suoi genitori non è una “vera e propria” famiglia. I suoi genitori non sono sposati, non hanno fuso le proprie esistenze in quell’istituzione che simboleggia e celebra di fronte all’intera comunità il fatto che si sta andando a costituire una cosa sola; non penso si possa chiudere gli occhi di fronte a questo.
    Delle ultime frasi che mi scrive non so che pensare… credo che se lei nel post ha voluto scrivere certe cose per provocazione, beh, la provocazione è riuscita e anche nel migliore dei modi… difatti ne è scaturita una discussione interessante che di certo può offrire diversi spunti di riflessione a tutti, anche a chi è omofobo o semplicemente non sa cosa pensare in proposito.
    La ringrazio in ogni caso per l’attenzione. Justin

    1. Egregio Justin,
      ringraziamo noi lei per essere un nostro lettore, ma soprattutto perchè di persone che sono così attente a quello che la vita quotidiana ci mette dinnanzi, non se ne trovano più 🙂
      Alla prossima…

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