Piangere, a volte fa bene

di Tippi 2

Ci sono persone che, anche di fronte ad un distacco, una preoccupazione o finanche un lutto, sembrano impassibili e controllati, quasi indistruttibili, ma sarà vero? Certamente no. Spesso, infatti, dietro la maschera dell’imperturbabilità si nasconde una grande difficoltà a percepire e a vivere le emozioni, che tuttavia si scioglie in un pianto incontrollabile alla visione di un film, soprattutto se da soli.

In apparenza, può risultare persino paradossale, ma un film, con la sua storia e i suoi personaggi, può contenere qualcosa capace di andare ben oltre la maschera di forza che ha deciso di indossare chi è chiuso in se stesso, e di smuovere qualcosa dentro, nei “sotterranei” dell’essere. Per il soggetto, riuscire ad individuare l’elemento o gli elementi che commuovono, può aiutare ad aprirsi alle proprie emozioni e scegliere in maniera consapevole se vale la pena tenere ancora la maschera e commuoversi solo nel buio di una sala, o disfarsene.

Per chi non piange mai, lasciarsi andare al pianto davanti ad un film, è sintomo di debolezza o addirittura una colpa. E’ importante, invece, non opporsi, perché si tratta di un’espressione di quello che probabilmente si covava da tempo, racconta sempre qualcosa del vissuto del soggetto. E’ più strano non commuoversi mai, piuttosto. Inoltre, l’emozione del film può essere uno spunto utile per parlare di qualcosa di cui solitamente non si da ascolto. In questo senso, è opportuno farlo con chi non ha pregiudizi o viva in conflitto con il soggetto.

Quanto più la commozione è incontrollabile e contiene tristezza e nostalgia, tanto più significa che nel quotidiano si ha la tendenza a comprimere le emozioni, e a nasconderle persino a se stessi. Un modo graduale, magari, per avvicinarsi alle proprie emozioni potrebbe essere quello di leggere libri che parlino del tema che commuove. Un libro, infatti, permette un’elaborazione più lenta rispetto al film.

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