Puniti per aver detto la verità. Pubblicamente

di Redazione 1

La verità sui whistleblowers? Metodo mafioso e processi capovolti, come per la violenza sulle donne”

Intervista all’avvocato Maria Capozza, whistleblower e Web Reporter

La Commissione Bilancio della Camera ferma un emendamento che ci avrebbe dato il tempo di recepire la Direttiva UE sui segnalatori di corruzione e frodi sul posto di lavoro. Un provvedimento che scade il 17 dicembre e il cui blocco apre la strada verso l’ennesima procedura d’infrazione.

Motivazione della bocciatura? L’emendamento non c’entra nulla. E questo nonostante l’Unione preveda l’utilizzo del whistleblowing proprio come strumento anticorruzione, a favore del giusto utilizzo delle risorse PNRR. Nel frattempo, violazioni di diritti in aumento e vittime trasformate in colpevoli.

Avvocato, non tutte le Direttive UE incontrano anche il consenso dei cittadini o dei Governi dei Paesi membri: perché sottoscrivere questa?

Perché l’Unione sta chiedendo una migliore protezione per chi ha il coraggio di denunciare, dal risarcimento danni all’assistenza giuridica e psicologica. Allargando le tutele agli avocati che se ne occupano, ai tirocinanti e persino ai parenti coinvolti. Applicando la protezione obbligatoria anche alle aziende private con più di 50 dipendenti, oggi in Italia ancora facoltativa. Perché parliamo di ritorsioni che infliggono danni fisici, morali e lavorativi importanti. E che, a volte, finiscono in tragedia. Vere violazioni dei diritti umani fondamentali, come punizione per aver detto la verità pubblicamente.

Insomma: non si tratta di obbedire e basta, “perché ce lo chiede l’Europa”. Ma di equilibrare un sistema che, per un altro verso, protegge testimoni innocenti e collaboratori “pentiti” di Giustizia. Soprattutto, di salvare e proteggere persone oneste. Se no, parlare di lotta alla corruzione diventa una presa in giro. Purtroppo, a un altissimo prezzo in vite, che – come rivela Attualissimo – tanti italiani stanno già pagando.

Ma il sistema delle segnalazioni funziona?

A leggere il Rapporto Whistleblowing 2021, almeno in Europa sì. Parlo di uno studio che ha riguardato più di 1200 aziende di 4 Paesi – Germania, Francia Regno Unito e Svizzera. E che è arrivato ad alcune conclusioni interessanti:

  1. Due terzi delle aziende hanno di un sistema di segnalazione.
  2. Un terzo ha potuto identificare oltre l’80% delle proprie perdite finanziarie proprio grazie al sistema di whistleblowing.
  3. In media, le aziende che hanno implementato il sistema garantiscono dai 2 ai 3 canali diversi per le segnalazioni.
  4. I rappresentanti aziendali riconoscono l’utilità della Direttiva per garantire la tutela dei segnalanti.
  5. Licenziamenti e lavoro da remoto espongono le aziende a un maggior rischio di comportamenti impropri e, di conseguenza, a un maggior numero di segnalazioni.

La legge italiana, invece?

Del tutto insufficiente e, comunque, disapplicata. Una storia cominciata nel 2012 con la legge Severino, la prima a parlare dei segnalatori, e finora concretizzata nella norma dedicata del 2017. Che ha subito dato i suoi frutti, nel senso che le denunce sono salite da una decina al mese nel 2015 a 73 nel 2019: più di 800 segnalatori in un anno, il 55% da dipendenti pubblici. Ma che, in 5 anni, ha lasciato senza riscontro e protezione così tante persone da vedere queste segnalazioni calare sensibilmente – solo nel 2020, di un terzo rispetto al 2019.

Certo: tra una denuncia e la sua giusta soluzione possono passare anche 10 anni. Di fango e sofferenza, soltanto perché hai osato segnalare. Pensi che, di tutte le vittime di mobbing, soltanto l’1% trova anche il coraggio di denunciare. E questo perché le ritorsioni sono molto più veloci di chi gira le pagine del tuo fascicolo negli orari d’ufficio. Ma non è questo il vero punto.

Quale è il “vero” punto?

Che, più che di “lotta alla corruzione”, parliamo di un vero metodo mafioso applicato anche da enti pubblici o aziende. Con tutto il pacchetto – dall’intimidazione, i ricatti e l’estorsione all’associazione di interlocutori compiacenti. Utili a distruggerti come lavoro e reputazione. A coprire il proprio crimine sacrificando te.

Come per la violenza sulle donne, che a volte vede le vittime trasformate – persino negli stessi Tribunali – prima in oggetto di scherno, poi in colpevoli. “Se le è cercata”. Anzi: è una ragazza o donna immorale. Che, dunque, può essere stuprata. Lo spiega bene Gian Antonio Stella in un brevissimo articolo del 2020, che vi invito a leggere.

Processi capovolti, che colpevolizzano le vittime. Perché il sistema si compatta contro di te e ti condanna. Ha più soldi di te, ha migliori relazioni delle tue, ha una maggiore influenza – anche nel mondo dell’’informazione e della Giustizia. Molto velocemente anche, in funzione di chi hai toccato.

Verità mistificate. Com’è successo a ottobre, quando sono stata inserita tra i cosiddetti “impresentabili” dalla Commissione parlamentare Antimafia. Concetto che giuridicamente non esiste. A suggerire che fossi in odor di criminalità organizzata. E poche ore prima del silenzio elettorale per le comunali che mi vedevano candidata. Da whistleblower a impresentabile. Perché? Perché lo Stato blocca i processi dei “pentiti” di Mafia ma lascia che i segnalatori di corruzione vengano imputati. Spesso per gli stessi fatti che hanno denunciato, accanto alle stesse persone che hanno denunciato. Nel mio caso, per fatti che riguardano gli Istituti Pubblici di Assistenza e Beneficienza (IPAB) e i soldi dei Contribuenti. Denunce che lo stesso Presidente della Commissione aveva trasformato in interrogazioni parlamentari. A sua prima firma.

Lentezza dei processi? Dipende…

Grazie, Avvocato, per averci risposto.

Grazie a voi, per averlo chiesto.

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