Autoanalisi, troppa o troppo poca?

di Valentina Cervelli Commenta

Autoanalisi, troppa o troppo poca? Questa è una domanda che per ciò che concerne la risposta è probabilmente paragonabile a “è nato prima l’uovo o la gallina“? Abbiamo solo una certezza in questo caso: se si hanno reticenze ad affidarsi alle cure di uno psicologo, è bene comprendere se ci si possa indugiare un poco.

uomo pensante

Non è semplice farsi dell’autonalisi: bisogna partire dal presupposto che è necessario scavare in se stessi ed in qualche modo farlo davvero senza pietà.  Bisogna guardarsi a fondo ed avere nel farlo la forza di trattarsi come una persona a parte, in modo oggettivo. Solo così è possibile arrivare al nocciolo irrisolto delle questioni che ci assillano. C’è chi si fossilizza troppo su questa analisi introspettiva e chi invece non lo fa affatto. E non sappiamo onestamente cosa pensare: meglio il primo o il secondo approccio?

Per ciò che ci riguarda “in media stat virtus“: conviene più tenere un occhio critico aperto su se stessi per ogni “evenienza”, passateci il termine, ed affidarci a degli esperti se se ne sente il bisogno. Non dobbiamo dimenticare che la psicologia umana è complessa spesso e volentieri e che non sempre si hanno tutti gli strumenti per gestire la propria vita. Ecco quindi che chiedere un aiuto professionale se necessario non è assolutamente sbagliato né inutile.

L’autoanalisi non è qualcosa che rientra caratterialmente nelle corde di tutti. Ma se si è portati per una certa introspezione e non si ha paura di “sporcarsi le mani”, ogni tanto bisogna indugiarci: non fa male.

Photo Credit | Thinkstock

 

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