Cybercondria, l’ipocondria che nasce da internet

di Valentina Cervelli Commenta

Donna nervosa

L’ansia e la paura portano spesso a soffrire di ipocondria, a convincersi di essere malati anche quando non lo si è. La questione in qualche modo peggiora quando ci troviamo davanti alla “cybercondria“, quella paura di essere malati che nasce dal consultare degli articoli di medicina in internet o dalla ricerca, sempre all’interno della rete, dei sintomi che si possono provare in un determinato momento.

I malati immaginari della nuova era sono da un certo punto di vista peggiori da curare rispetto a quelli tradizionali proprio per la grande mole di informazioni presenti in rete. Immaginate di mettere una persona che soffre di dipendenza in un luogo pieno della droga o della cosa dalla quale è attratto: il risultato è scontato. Ed anche per la cybercondria è lo stesso. Ci si trova non solo a spaventarsi in modo molto forte ed ad amplificare gli stati di ansia nei quali si vive, ma anche a sprecare tempo e denaro nella ricerca spasmodica di prenotazione di visite specialistiche quasi sempre inutili e dispendiose. Non solo: questa particolare forma di ipocondria ha inoltre maggiori probabilità di trasformarsi in un vero e proprio dramma sociale in grado di mettere a repentaglio le relazioni interpersonali e lavorative.

A mettere il luce il problema ci ha pensato il professor Thomas Fergus, assistente alla cattedra di psicologia e neuroscienze del College of Arts & Sciences della Baylor University di Waco, in Texas che all’interno del suo studio pubblicato sulla rivista di settore Cyberpsychology, Behavior and Social Networking, da una spiegazione concisa ma chiara degli effetti del problema sulla vita delle persone.

Se io sono un tipo che non ama rimanere nell’incertezza quando si tratta della propria salute, la cybercondria non può che aumentare il mio stato di ansia  perché mi spinge a fare continue ricerche online, a monitorare il mio corpo per scoprire nuovi sintomi o ad andare dal dottore con maggiore frequenza, diventando una sorta di circolo vizioso. Per fare un esempio, se avessi un bernoccolo in testa e mi capitasse di navigare su un sito di lesioni cerebrali da trauma, potrei arrivare a convincermi che la causa sia quella.

Quindi vogliamo darvi un consiglio: non lasciatevi coinvolgere da ciò che leggete sul tema. Rimanete calmi e lucidi e in caso di persistenza di qualsiasi sintomo vi troviate a vivere, consultate prima il vostro medico di famiglia.

Photo Credit | Thinkstock

 

 

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