Educazione sessuale: si può cominciare da piccoli

di Francesco Russo Commenta

 

 

Molti genitori si trovano in difficoltà a dover parlare con i propri figli di sesso. Negli ultimi anni anche la scuola sta aiutando molto, affrontando l’argomento con corsi extracurriculari e giornate pensate ad hoc per gli adolescenti che vivono le prime esperienze amorose. Ma papà e mamma mostrano ancora imbarazzo. Come farlo? Cosa dire? Ma soprattutto quando farlo? Come riconoscere il momento giusto? La risposta ci arriva dall’Australia. La ricercatrice Jenny Walsh dell’Università di La Trobe ha individuato temi e modalità per cominciare a parlare di sesso ai figli. E’ sconcertante, ma già da piccolissimi, intorno ai due anni di età, si può parlare di questo argomento, ancora così tabù.

 

Il segreto sembra essere quello di parlarne poco, ma spesso, evitando grandi discorsi. Infatti, non serve proibire o prolungare l’attesa per trovare il momento giusto per parlare del “come si fanno i bambini”. La ricerca ha stabilito che nelle famiglie in cui si è cominciato a parlare presto di sessualità, i figli diventano sessualmente attivi più tardi rispetto a quelli che non hanno avuto il sostegno di un genitore. Abbandonati a se stessi i ragazzi sembrano essere più curiosi e quindi si spingono più facilmente a “fare esperienza”. Non è bene, quindi, non dire nulla o avere paura di ottenere l’effetto giusto nei nostri ragazzi. E’ controproducente. Una cosa che abbiamo ereditato dalla rivoluzione sessuale, o certe trasmissioni televisive, è la paura di quello che noi adulti potremmo fare in merito alla sessualità di un bambino, e questo ci preoccupa.

 

 

Possiamo essere così preoccupati dell’ottenere l’effetto giusto, perfetto, che si finisce col dire nulla. La dottoressa Walsh ha elaborato per i genitori disorientati ben 16 strategie. Ne riportiamo alcuni:

– Parlare presto e spesso. E ascoltare.
– Offrire molte occasioni di conversazione, non un’unico grande discorso.
– Iniziare a parlare di corpo quando il bambino è piccolo e usare i nomi corretti, come pene, vagina, testicoli, seni.
– Rispondere alle domande onestamente e semplicemente. È meglio solo un po’ di informazione, perché si può sempre tornare sull’argomento (anzi, si dovrebbe).
– Non dare per scontato che tutti figli sono eterosessuali: un minore su dieci è attratto da persone dello stesso sesso.
– Continuate a mostrare affetto verso i figli, anche quando diventano adolescenti. Gli abbracci possono comunicare molto e rassicurare su tutto, confermando la fisicità del rapporto genitore/figlio.

Cari genitori, quindi, state tranquilli e parlate, parlate, parlate con i vostri figli.

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