Infelicità? Buttarsi nel lavoro non serve

di Francesco Russo Commenta

Quante volte dopo una delusione amorosa abbiamo deciso di buttarci a capofitto nel lavoro per non pensare? Questo modo di fare fa sì che per l’individuo il lavoro diventi più importante di qualsiasi altra cosa ed una vera e propria esigenza. Per questo, viene chiamata workaholism la sindrome da dipendenza dal lavoro che rappresenta un disturbo ossessivo-compulsivo e che dà origine ad  un vero e proprio comportamento patologico. Oggi, a proposito di questo, vogliamo parlarvi dei risultati di una recente indagine condotta presso la Kingston University di Londra.

Secondo i ricercatori, la vita privata  e il lavoro non rappresentano due realtà separate. Quando una delle due componenti fondamentali della vita dell’uomo cominciano a non andare più bene, subito anche l’altra ne risente fortemente. Non c’è, quindi, alcun lavoro che possa rimediare ad un’infelicità nella vita privata. Il sondaggio è stato condotto su ben 10mila persone appartenenti a 30 Paesi dell’Unione Europea. Si è visto che il rapporto tra la soddisfazione sul lavoro e la serenità della vita privata varia nel comportamento a seconda del sesso, dell’età e dello stile di vita del soggetto. Sembrerebbe, infatti, che le donne, soprattutto le neomamme, non risentano moltissimo l’essere infelici sul lavoro, mentre proverebbero maggiore difficoltà con il sopraggiungere dell’età adolescenziale per i figli. In questo momento il lavoro diventerebbe importante tanto quanto la vita privata. Il professor Georgellis, che si è occupato della ricerca, ha infatti sostenuto:

Lo studio rileva che essere felici sul lavoro diventa meno importante nelle donne che hanno bambini in età prescolare, probabilmente perché essere madre cambia la posizione del lavoro nella scala delle priorità.

Pubblicata sul British Journal of Management, la ricerca ha attestato che i single sono coloro i quali risentono maggiormente quando il rapporto tra la propria felicità personale e la soddisfazione lavorativa viene a mancare. Gli individui sposati, invece, non ci starebbero poi così male. In ogni caso, il workaholism è una patologia da tenere lontana, perché il gettarsi tra le braccia del lavoro per non pensare alla propria vita personale non è il rimedio giusto contro l’infelicità.

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