La diceria: una voce che corre

di Chiara Commenta

Volendola rendere “plastica” , la diceria, potremmo immaginarla come una ‘voce che corre’, che si diffonde all’interno della società, nessuno ne è immune, è un po’ come una malattia, di cui tutti siamo portatori sani.

La diceria non si risparmia in fantasia, spesso cose stranissime capitano a persone sconosciute, ad amici degli amici. E’ così che sappiamo che quel tipo che si è trovato vivo in una cassa da morto e per la disperazione si è cavato gli occhi, o dell’infante rapito dagli zingari e sottratto alle braccia della madre o portato via nel grande centro commerciale.

Internet poi, è diventato il nuovo scrigno che contiene notizie e bufale, che hanno diffusione rapidissima e riguarda in particolar modo, virus da eliminare, bambini da aiutare e iniziative a sfondo filantropico. 

Naturalmente non è possibile che tutte le dicerie siano false, eppure lo sono per la maggior parte ma  la cosa più incredibile, è la nostra acriticità nell’accogliere tali incredibili racconti, così come la predisposizione inconscia a continuare a trasmettere agli altri cose di cui abbiamo consapevolezza siano infondate, non facendo nulla per opporci a questa sorta di catena di Sant’Antonio.

Se ne deduce pertanto che le dicerie sono innocue, di solito è così, ma contengono un potenziale estremamente pericoloso, possono infatti rovinare la vita e le relazioni sociali di una persona, isolarla e portarla perfino alla morte

Come infatti non pensare alla cantante Mia Martini, esiliata dallo show business per più di  quindici anni e alle sue sofferenze e alle conseguenze psicologiche che questo ha significato e solo perchè una rivale, invidiosa del suo successo mormorò che ‘portava sfiga’. 

Talora dunque la diceria è nè più nè meno che una strategia pensata ad arte, propro per neutralizzare chi ci fa paura, chi consideriamo un pericolo.

E’ importante dunque non farsi intrappolare nella rete delle ‘dicerie organizzate’ e prestare attenzione anche a ciò che rappresenta la “chiacchiera sociale”:  il pettegolezzo.

Il pettegolezzo di fatto è una ‘verità’  che non è possibile verificare e la cui infondatezza non solo non rappresenta un limite, ma contiene il fascino per la possibilità che offre di immaginare.

Non è escluso che qualche particolare del pettegolezzo sia vero e magari lo è anche molto di più; ha come obiettivo lo svelamento di una doppia vita, di un segreto che coinvolga qualcuno non perfettamente inserito nella società o nel proprio gruppo o anche oppure una persona il cui potere ci inibisce e in questo modo viene “ridimensionata”.

Il pettegolezzo infatti può e i certi casi, riesce, a demolire una persona o quanto meno almeno a far serpeggiare dubbi sull’immagine che una persona vuole dare di sé.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>