Non si cerca più lavoro, molti gli inattivi

di Francesco Russo 1

La situazione non è delle migliori. Dopo le dimissioni di Silvio Berlusconi, la salita dello spread, l’instabilità dei mercati e le relazioni internazionali quanto mai precarie, al giorno d’oggi trovare lavoro in Italia non è per niente facile. Molte persone non hanno un impiego, ma il dato più sconcertante è che nemmeno si preoccupano di cercarlo più. È quanto stabilito dati Istat relativi all’anno scorso e raccolto in un report che rientra anche tra le pubblicazioni in collaborazione con l’Ufficio Statistico Europeo (Eurostat). Nel nostro Paese ci sono circa tre milioni di persone che rientrano nella categoria degli inattivi, ovvero di coloro che pur non avendo un lavoro non lo cercano, perché ormai troppo stanchi e sfiduciati.

Secondo l’indagine, la maggior parte degli inattivi appartengono alla popolazione femminile e sono dei giovani che non arrivano ai trent’anni. Molto spesso questi stessi giovani, in particolare 1/5, sono dei ragazzi in possesso di una laurea, un titolo di studio di valore. Rispetto ai coetanei europei il confronto è spiazzante. Infatti, i giovani inattivi che fanno parte degli Stati dell’UE rappresentano il 3,5%, mentre in Italia la percentuale di inattivi sale addirittura all’11,1%. Insomma, la situazione del mercato del lavoro in Italia non è confortante. Soprattutto se ci si rende conto che i disoccupati rappresentano circa due milioni di persone, e se a questi uniamo gli inattivi che sono intorno ai due milioni e otto.

È preoccupante che i giovani che non arrivano ancora a trent’anni abbiano perso le speranze e rinuncino a cercare un impiego che possa soddisfarli. Considerano l’impresa già persa in partenza e lasciano stare, ma in ogni caso sono disponibili a lavorare. È proprio per questo che la situazione dovrebbe cambiare e speriamo che chi di dovere prenda i giusti provvedimenti. Anche in considerazione del fatto che la percentuale di inattivi non era stata mai così alta dal 2004. E questo malcontento generale non può fare altro che influire anche sullo stato d’animo e sulla salute dei soggetti.

Commenti (1)

  1. Gli inattivi, ricordiamolo, sono le persone che non hanno voglia di lavorare. No perché magari uno può dire “poverini”, in realtà è gente che sta a casa a non fare niente tutto il giorno (se non ovviamente lamentarsi) e aspetta che i soldi gli bussino alla porta. Non per niente nelle statistiche di disoccupazione vengono contati SOLO i disoccupati che cercano attivamente lavoro, non gli inattivi.

    P.S. Noto con mio grande dispiacere che la ridicola moda di dire “spread” un po’ ovunque è arrivata anche su Io Valgo. Primo, “spread” di per sé non significa assolutamente niente: è la semplice differenza fra due indici. Quali indici non è dato saperlo. Dire “la salita dello spread” (cito dall’articolo) equivale a dire “la salita della differenza”. Ok, ma la differenza di che?

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