Overdose da Facebook

di Francesco Russo Commenta

 

 

Con il termine overdose andiamo ad intendere una “iniezione” molto forte di una determinata sostanza oppure, come in questo caso, l’esposizione continua ad un evento. Se siamo degli internauti di quelli fissati, che passiamo ore ed ore al computer tra un social network e l’altro passando per la posta elettronica, forse è il caso di soffermarci a leggere questo post per comprendere quali effetti collaterali può portare l’overdose da Facebook.
Il tutto nasce dallo studio di Larry Rosen, un professore di Psicologia alla California State University, che si è chiesto quali disturbi psicologici possono accusare i giovani ed i giovanissimi che abusano quotidianamente del social network in blue.

 

 

La ricerca è stata condotta su un buon campione di oltre 1.000 ragazzi che prevedeva al suo interno anche circa 300 studenti.
Il professor Rosen, ha già pronto tutto il suo studio che presenterà al 119esimo incontro dell’American Psychological Association, con il titolo: “Poke Me: come i social network possono aiutare o danneggiare i nostri ragazzi”.

 

 

Tra le prime battute che si trovano dello studio del professore, troviamo una serie di input interessanti che analizziamo e che riguardano aspetti sia positivi che negativi della cosiddetta overdose da Facebook. La parte negativa di questa esposizione continua, sarebbe un aumento spropositato del narcisismo, oltre a patologie come insonnia, depressione ed ansia. C’è poi una serie di disturbi che si spingono verso le tendenze aggressive nei confronti del prossimo per possessività. C’è poi una sorta di mania al controllare il profilo di Facebook ogni 15 minuti, disturbando qualsiasi attività e facendo quindi perdere la concezione del reale e la concentrazione nelle proprie attività.

 

 

Dal punto di vista positivo, abbiamo invece lo sviluppo di una sorta di “empatia virtuale” che va a sostituire i gesti affettuosi con le attenzioni virtuali che possono essere trasportate anche nella vita reale, di persone che conosciamo e che non avremmo modo di vedere di continuo.

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