Stress lavoro correlato, quanto conta la personalità?

di Gianluca Molinaro Commenta

Burnout e tratti di personalità, burnout e cultura organizzativa, diverse sono le angolazioni dalle quali è possibile esaminare il fenomeno dello stress lavoro correlato.  Oggi parleremo delle ricerche che hanno valutato i diversi costrutti che si riferiscono ad aspetti della personalità e il loro ruolo sull’insorgere del burnout. Vediamone da vicino alcuni tra i principali.

A) L’efficacia personale, definita come “la convinzione nelle proprie capacità di gestire adeguatamente le situazioni che si incontrano in modo da raggiungere i risultati prefissati” (Bandura, 1995) è considerata un costrutto determinante e predittore del successo nel lavoro, oltre che nella carriera scolastica e accademica, nello sport, nelle relazioni familiari e nel fronteggiare le malattie Secondo Borgogni (2001) le convinzioni di autoefficacia influenzano la persistenza nell’impegno e la reazione delle persone di fronte alla frustrazione, la ricerca e l’attribuzione delle cause nel caso di successo e insuccesso, la vulnerabilità allo stress e alla depressione.

B) L’alessitimia, definita come la difficoltà a regolare gli affetti ed a comunicare agli altri i propri stati emotivi (Bagby e Parker, 1997). Secondo tale costrutto, se le persone non riconoscono il proprio vissuto emozionale esse non saranno in grado di comprendere le difficoltà che incontrano nel gestire i propri stati emotivi e, quindi, nell’esprimere agli altri i propri affetti e stabilire dei rapporti interpersonali soddisfacenti.

C) la capacità di coping, con la quale si intende la combinazione di strategie, tattiche, risposte, modalità di pensiero e di comportamento che un soggetto mette in atto nel tentativo di gestire situazioni interne o esterne percepite come difficoltose e/o gravose rispetto alle proprie capacità e per il controllo delle quali gli abituali meccanismi di reazione non bastano (Lazarus & Folkman, 1984). In letteratura, strategie attive per la soluzione delle situazioni stressanti sono associate a basso tratto d’ansia ed a elevati punteggi di benessere psicologico e percezione di elevato controllo sull’ambiente

Secondo alcuni autori (Kobasa, 1979; Marck, 1990) sono più esposte al burnout le persone che possiedono una ridotta resistenza individuale agli stimoli  che consente di reagire alle sollecitazioni con tenacia e senza soccombervi.
Una successiva e più articolata classificazione delle coping strategies viene proposta in uno studio su 2.638 direttori scolastici del Regno Unito (Cooper, 1993) diversificando le stesse in:
• azioni dirette (direct), miranti cioè ad affrontare positivamente la situazione
• diversive (diversionary), cioè tese a schivare l’evento assumendo un atteggiamento apatico, impersonale, distaccato nei confronti di terzi
• di fuga (withdrawal) o abbandono dell’attività, per sottrarsi alla situazione fonte di stress
• palliative (palliative) cioè incentrate sul ricorso a sostanze come caffè, fumo, alcool, farmaci.

Per chiudere questa breve rassegna di studi, citiamo la correlazione trovata da Cooper tra personalità con forte impegno competitivo, alto livello di aspirazione, impulsività, sentimenti di impazienza, fretta e mancanza di tempo (pattern di comportamento di tipo A altrimenti detto Type A behaviour) e incidenza di patologie psichiatriche.

Già in precedenti articoli abbiamo visto come i fattori organizzativi sono cruciali per favorire il benessere dei lavoratori o al contrario nel porre le basi per sperimentare forme di stress più o meno severe. Tuttavia, anche i fattori di personalità, come abbiamo appena visto, possono favorire o meno l’emergere del burnout.

Foto Credits | Sean MacEntee on Flickr

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