Fobie, la paura dei ragni si cura con una seduta

di Gianluca Molinaro Commenta

 

L’aracnofobia, volgarmente conosciuta come paura o fobia dei ragni potrebbe essere curata attraverso una singola sessione terapeutica che a quanto pare determinerebbe modificazioni a breve e lungo termine non solo a livello del comportamento ma anche a livello cerebrale. Secondo uno studio, condotto presso la Northwestern University Feinberg School of Medicine, questo trattamento sarebbe talmente efficace che i pazienti, sei mesi dopo la seduta, sono in grado di tenere in mano una tarantola nelle loro mani.

La paura dei ragni è un sottotipo di un disturbo d’ansia chiamato fobia specifica, uno dei disturbi d’ansia più comuni che colpiscono circa il 7 per cento della popolazione. Katherina Hauner, uno degli autori principali di questo studio condotto su 12 adulti e pubblicato negli atti della National Academy of Sciences, ha dichiarato:

“Prima del trattamento, alcuni dei partecipanti non avrebbero camminato sull’erba per paura dei ragni o sarebbero rimasti fuori casa per giorni se avessero pensato che un ragno poteva essere presente all’interno. […] Ma dopo un trattamento di due o tre ore, i partecipanti sono stati in grado di camminare, toccare o tenere in mano una tarantola. Ed essi potevano ancora toccarla dopo sei mesi. Sono stati entusiasti di ciò che hanno compiuto.”

All’inizio della sessione i partecipanti non solo avevano paura ad avvicinarsi alla tarantola ma provavano paura anche a guardare una foto di un ragno. Attraverso una risonanza magnetica funzionale (fMRI) è stato possibile osservare come le regioni del cervello deputate a determinare la risposta alla paura – l’amgdala, l’insula e la corteccia cingolata – risultavano attive. Quando i pazienti venivano invitati ad avvicinarsi ad un aracnide che si trovava in uno spazio chiuso questi non riuscivano a posizionarsi ad una distanza inferiore ai 10 metri. Scopo della terapia è stato quello di invitare i pazienti a riflettere su come i loro pensieri catastrofici fossero infondati: spesso queste persone credono che la tarantola possa saltare da un momento all’altro o che possa attaccare l’uomo quando invece è un animale che tende piuttosto a nascondersi. Inoltre, attraverso l’osservazione, i partecipanti hanno constatato come la tarantola non è aggressiva ma gode solamente di una cattiva reputazione, per usare le parole utilizzate dalla Hauner.

Questa sessione è stata davvero efficace e gradualmente i pazienti hanno modificato il loro comportamento, prima avvicinandosi alla tarantola, poi toccandola con un pennello o un guanto, infine accarezzandola anche a mani nude. Tali risultati sono stati confermati anche sei mesi dopo, quando i partecipanti sono stati invitati nuovamente a toccare l’aracnide. Oltre a queste modifiche a livello comportamentale i ricercatori, attraverso una scansione fMRI, hanno apprezzato anche una riduzione dell’attività proprio in quelle regione limbiche del cervello associate alla paura.

Se questi risultati sul trattamento dell’aracnofobia venissero confermati attraverso nuovi studi si aprirebbero prospettive interessanti per quanto riguarda il trattamento e la cura dei disturbi d’ansia in generale.

 

Foto Credits | PhylB  on Flickr

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