Maschio o Femmina? C’è un nuovo test per saperlo

di Francesco Russo Commenta

Tra le prime cose che i genitori si chiedono quando sanno di aspettare un bambino è il sesso del piccolo. Sarà un maschietto o una femminuccia? Iniziano i primi pensieri, le prime speranze, le prime decisioni sul nome giusto da scegliere. Qualsiasi sia il sesso del nascituro, l’attesa di una nuova vita è di per se una notizia e un dono grandissimo. Ma la curiosità, in ogni caso, risulta essere sempre fortissima. Oggi vogliamo parlarvi di quanto hanno fatto gli studiosi del Dipartimento di Ostetricia e Ginecologia del Cheil General Hospital e del Centro Sanità della Donna dell’Università KwanDoong di Seoul, in Corea.

Essi hanno indagato come poter scoprire il sesso del nascituro entro le prime tre settimane della gravidanza. Si tratta di una ricerca che punta su un test non invasivo a cui la donna gravida dovrebbe sottoporsi con un semplice prelievo di sangue. In questo modo si potrebbe evitare l’amniocentesi e altre tecniche di screening che possono risultare pericolose per il bambino e per la madre. Praticamente i ricercatori potrebbero riuscire a scoprire il sesso del bambino grazie a delle sequenze del Dna riscontrabili nel sangue della madre (DYS14 e GAPDH).

Gli studiosi hanno condotto una sperimentazione su ben 6.500 gravidanze e ritengono che il test sia attendibile, anche se necessita di ulteriori accertamenti. Tra le dichiarazioni che sono state rilasciate si è detto che:

In linea generale, determinare il sesso del feto è stato fatto per mezzo di procedure invasive come il prelievo dei villi coriali o l’amniocentesi. Tuttavia, queste procedure invasive ancora portano un 1-2 percento di rischio di aborto spontaneo, e non possono essere condotte fino alle 11 settimane di gestazione. Inoltre, la determinazione affidabile del sesso del feto mediante ecografia non può essere eseguita nel primo trimestre, perché lo sviluppo dei genitali esterni non è completo. Perciò, questo test può ridurre la necessità di procedure invasive in donne in gravidanza portatrici di anomalia cromosomica X e chiarire letture inconcludenti con l’ecografia.

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