Studio e motivazione, come facilitare l’apprendimento

di Paola P. Commenta

E’ giusto regalare dei soldi ai bambini quando hanno buoni voti a scuola? Se lo chiede il dottor Steven Reiss, psicologo americano, autore del saggio Six motivational reasons for low school achievement, che estende la questione ad un campo più vasto dell’ambiente familiare, ovvero a quello che fanno le istituzioni per incoraggiare gli studenti a proseguire gli studi, a migliorarsi e ad eccellere. Un problema molto sentito negli USA dal momento che circa un quarto degli studenti abbandona la scuola prima di aver conseguito il diploma.

Inoltre, la nazione ha accumulato un certo gap rispetto agli altri Paesi per quanto riguardo l’applicazione dei ragazzi in scienza e matematica. Gli incentivi economici allo studio, spiega Reiss, possono essere utili a molti ragazzi, non c’è dubbio ma per risolvere il problema occorrono non una ma tante soluzioni mirate. C’è chi ha bisogno di sostegno economico, chi di ricompense e supporto psicologico, incoraggiamento, chi invece si annoia e va continuamente sollecitato con nuovi stimoli all’apprendimento.

Quello che serve, a conti fatti, per risollevare l’istruzione e la formazione, è una presenza maggiore di figure di sostegno, consulenti, psicologi che valutino, caso per caso, cosa motiva uno studente piuttosto che un altro. Ogni ragazzo è diverso. Spesso si crede che gli incoraggiamenti assillanti siano validi per tutti, ma per chi è ansioso ed introverso, non fanno che peggiorare la situazione ed aumentare la sfiducia in se stessi e la scarsa voglia di impegnarsi in qualcosa di davvero stimolante.

Il modo più semplice e sicuramente anche quello meno costoso per aumentare la motivazione nella popolazione studentesca della nazione è quello di formare una nuova classe di educatori, capace di riconoscere e comprendere le differenze individuali che stanno dietro a quello che motiva l’apprendimento, spiega Reiss.

Un investimento che certamente gioverebbe non solo agli USA ma anche all’Italia dove mancano non solo le figure di sostegno ma a volte scarseggiano anche gli insegnanti in rapporto al numero di alunni da seguire e motivare allo studio.

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