Fobie, in terapia con gli avatar: pub e voli virtuali

di Paola P. 1

 Fobie: un’arma in più per il trattamento delle paure patologiche sfrutta la tecnologia del mondo virtuale per sconfiggere i timori ossessivi e fortemente limitanti della vita reale. Per la precisione lo fa grazie agli avatar.

Willem-Paul Brinkman, ricercatore della Delft University of Technology, sta lavorando alla Virtual Reality Exposure Therapy, VRET. Vediamo in cosa consiste, cosa cura nello specifico e quali sono le potenzialità di questo trattamento.

La VRET può essere usata per combattere le ansie, la paura di volare, le vertigini, la claustrofobia o disturbi psicotici, come la paranoia. Uno dei primi prodotti realizzati al Mental Health Delft Computing Lab è stato un sedile d’aereo vibrante. I ricercatori hanno creato un sistema che consente alle persone di superare la paura di volare, sperimentando i suoni e la sensazione tipica del volo indossando un casco che catapulta in una realtà virtuale, realtà in cui si vola lasciando a terra le paure. La sedia vibra come se ci si trovasse davvero ad alta quota. Questo volo virtuale ma così verosimile aiuta i pazienti ad esporsi alla situazione temuta e a superare la loro paura. Un sistema che è già abbastanza usato.

Per chi soffre di sociofobia, gli esperti hanno creato un pub virtuale che, oltre ad offrire aiuto ai pazienti sociofobici, permetterà ai terapisti di osservare le reazioni del soggetto da vicino e di raccogliere informazioni più dettagliate sui sintomi psicotici, utili per sperimentare trattamenti sempre più efficaci.

 Il pub virtuale va ancora perfezionato. I ricercatori vogliono renderlo il più possibile reale, creando la sensazione degli sguardi addosso che scatena le paure nei sociofobici, introducendo la possibilità di sostenere piccole conversazioni e così via discorrendo. Quando il soggetto affronta la paura, seppur virtualmente, è possibile registrare la sudorazione, il battito cardiaco, sintomi e reazioni.

L’obiettivo della ricerca è, in ultima analisi, di sviluppare un metodo per la terapia cognitivo-comportamentale. Ad esempio, se un sociofobico sul tram, nella vita reale, scende alla prima fermata quando ha lo sguardo di un altro passeggero puntato addosso, nella simulazione, lo psicoterapeuta interviene convincendo il paziente a restare sul tram per un’altra fermata soltanto. Poi il soggetto si girerà verso chi lo osservava e si renderà conto che il passeggero di cui tanto temeva lo sguardo ha già distolto gli occhi da lui per rivolgere la sua attenzione altrove.

[Fonte: “In therapy with avatars: Virtual technology to combat phobias, psychotic disorders”, Delft University of Technology]
(Credit: Image courtesy of Delft University of Technology)

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