Timidezza, è causata da alcuni deficit nel cervello

di Luca Fiorucci 1

 La timidezza, la difficoltà a rapportarsi con gli altri, che ci fa sentire a disagio quando conosciamo persone nuove e può portare ad essere introversi e più chiusi in se stessi, oltre a poter sfociare nel disturbo d’ansia sociale, potrebbe essere legata non solo a motivi psicologici, quali ad esempio il dare troppo peso e il temere il giudizio degli altri, ma anche a cause fisiologiche. Secondo quanto scoperto da una ricerca condotta dalla Vanderbit University, a causare questa difficoltà a socializzare con persone nuove potrebbero essere alcuni deficit in due aree del cervello, l’amigdala e l’ippocampo, che renderebbero più difficile alle persone timide abituarsi ad incontrare persone nuove.

Gli scienziati hanno mostrato più volte ai partecipanti all’esperimento alcune immagini di persone sconosciute, mentre monitoravano il cervello tramite una risonanza magnetica. Le persone con un carattere più disinvolto mostravano assuefazione alle immagini nell’area dell’amigdala e dell’ippocampo, per cui la loro risposta a livello cerebrale era più forte quando vedevano una faccia nuova, ma diminuiva quando questa diventava familiare. Al contrario, le persone con un temperamento timido e introverso non riuscivano ad abituarsi a vedere più volte la stessa faccia, per cui anche i volti più familiari attivavano la stessa risposta a livello cerebrale di quelli sconosciuti. Per la professoressa Jennifer Urbano Blackford, autrice dello studio,

Questo difetto nell’abituarsi fornisce un nuovo meccanismo neurale per la comprensione del comportamento timido e prudente che è tipico degli individui inibiti. Gli imndividui che familiarizzano più lentamente possono trovare gli incontri con nuove persone travolgenti e quindi evitare nuove esperienze sociali, mentre coloro che si adattano più velocemente è più probabile che cerchino nuove esperienze sociali.

I ricercatori ritengono che questa incapacità di abituarsi a vedere altre persone può essere una delle chiavi del disturbo d’ansia sociale, consistente nella paura persistente e cronica di una specifica situazione sociale. Tale disturbo è il secondo disturbo d’ansia più diffuso, e negli Stati Uniti ne soffre circa un adulto su dieci. La professoressa Blackford intende svolgere ulteriori ricerche su bambini timidi per capire se tali deficit a livello cerebrale si presentino già all’inizio dello sviluppo.

Luca Fiorucci

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