Troppe abbuffate? Tutta colpa della noia

di E. Negri Commenta

Una serata casalinga davanti alla tv rischia di rendere irresistibile la tentazione di uno spuntino? Le delusioni d’amore rendono indispensabile generi di conforto come gelato e cioccolato? Attenzione: noia e rabbia non rovinano solo la nostra qualità della vita, ma rischiano anche di farci ingrassare. Un dilemma particolarmente irresistibile per il gentil sesso.

Nelle donne l’aumento di peso è strettamente legato all’insoddisfazione, alla noia, alla frustrazione: lo dimostra una ricerca inglese che evidenzia come il continuo bisogno di mangiare non sia strettamente correlato alla semplice fame.

Su commissione dell’azienda inglese Appesat sono state infatti intervistate 5mila persone adulte, sia maschi sia femmine, commissionate da un’azienda inglese. Dai risultati si delinea un quadro molto chiaro: le donne tendono ad ingrassare maggiormente in situazioni legate alla noia. In questi casi infatti le donne che hanno partecipato alla ricerca hanno ammesso di mangiare di più in momenti di tedio. La situazione peggiora ulteriormente se oltre alla monotonia della vita si trovano a dover affrontare anche emozioni come la rabbia o la frustrazione.

Un dato che non viene confermato invece dalle interviste con il campione maschile. In media, le calorie ingerite quotidianamente in situazioni di stress e noia sono circa 500 in più per le donne, pari ad un aumento di un quarto del fabbisogno calorico giornaliero di una donna in buona salute di corporatura media che svolge una moderata attività fisica. L’equivalente, ad esempio, di un normale hamburger.

Gli stessi ricercatori hanno poi calcolato che consumare un panino in più al giorno porterebbe ad aumentare di una taglia in pochissime settimane, sempre a partire dai valori e tenendo presente che non sono solo le calorie ingerite a cuasare un’aumento di peso, ma anche altri fattori personali o congeniti. La nutrizionista Mary Strugar, intervistata dal giornale britannico Daily Express, ricorda: “Controllare ciò che si mangia non è semplicemente una questione di volontà, ma coinvolge la consapevolezza psicologica del proprio desiderio di mangiare e la propria relazione con il cibo”.

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