Il caffè potrebbe renderci più intelligenti

di Luca Fiorucci 0

Il caffè potrebbe renderci più intelligenti. E’ quanto sarebbe emerso da uno studio americano su alcuni roditori da laboratorio, condotto da Serena Dudek ed altri ricercatori del National Institute of Envrimontal Health Sciences di New York, e pubblicato anche sulla rivista Nature Neuroscience.
La Dudek ha spiegato che, finora, erano stati effettuati altri studi sugli effetti del caffè, ma sempre utilizzandone grandi quantità, di molto superiori a quelle che una persona, in media, assume quotidianamente. In questa ricerca, invece, si sono considerati gli effetti di piccole dosi di caffeina su una piccola parte dell’ippocampo, quell’area del cervello che si trova dietro le orecchie.


Dopo aver somministrato ai ratti l’equivalente di due tazzine di caffè, i ricercatori hanno misurato l’intensità dei messaggi delle cellule neuronali in parti del tessuto del cervello. Le cellule nervose di questa particolare area, chiamata CA2, ricevevano una scossa maggiore dalla caffeina, e mostravano una più intensa attività elettrica quando venivano stimolate dai ricercatori. Inoltre, maggiore era la quantità di caffeina somministrata, più forte era tale effetto.
Gli studiosi hanno notato risultati simili somministrando la caffeina direttamente sulle cellule della regione CA2, il che porterebbe ad escludere che gli effetti della caffeina cambino nel flusso del sangue. Dopo cinque minuti di esposizione alla caffeina, le sinapsi rimanevano intensificate per tre ore.
Queste sinapsi più forti nell’area dell’ippocampo potrebbero avere un ruolo nell’apprendimento e nella memoria, dato che uno dei compiti principali di quest’area del cervello è quello di creare la memoria spaziale.
La dottoressa Dudek per adesso preferisce non sbilanciarsi su possibili corrispondenze negli uomini di quanto riscontrato nei ratti: “Non sappiamo quanto avvenga di simile fra gli uomini, ma pensiamo che, nei roditori, questa sia l’area più sensibile alla caffeina” ha spiegato.
Della stessa opinione sembra essere Harris Lieberman, psicologo dell’Us Army Research Institute of Enviromental Medicine di Natick, per il quale, nonostante questo sia il primo studio sugli effetti del caffè in quella regione del cervello, “E’ difficile saltare da questo tipo di ricerche alle dirette applicazioni sugli esseri umani“.

Luca Fiorucci

 

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