VRET, la realtà virtuale come terapia contro le fobie: il parere del dottor Mazzucchelli

di Paola P. 1

Cari amici di Iovalgo, si conclude oggi il nostro speciale psicologia e tecnologia in compagnia del dottor Luca Mazzucchelli, convinto sostenitore di una psicologia innovativa che esce dal percorso tradizionale ed inizia un discorso con il paziente utilizzando approcci comunicativi che si avvalgono di Skype, dei social network e delle applicazioni iPhone.

Gli strumenti ed i contesti comunicativi si evolvono ma la mission rimane quella di essere utile alle persone. Mazzucchelli cita la sua esperienza di psicologo nei parchi la notte, tra i senza fissa dimora, al posto del lettino la panchina e ci dà la sua opinione su una psicologia che si avvicini alle persone e che incuriosisca, arricchendosi di ulteriori strumenti oltre a quelli classici.

A proposito di realtà virtuale, abbiamo trattato tempo fa del progetto VRET, Virtual Reality Exposure Therapy, la realtà virtuale come terapia contro le fobie. Che ne pensa di questo approccio al trattamento delle paure patologiche, mediato dagli avatar e dalla simulazione di situazioni scatenanti la fobia, come la riproduzione del volo, per citare solo un esempio?

Ho iniziato a fare lo psicologo con persone senza fissa dimora lavorando nei parchi la notte, cercando di condividere un “setting” formato da una panchina e un sacchetto con dentro del cibo. Se avessi proposto ai miei clienti di andare in un centro dove impostare un percorso tradizionale, li avrei persi tutti quanti e avrei finito per non essere utile a loro.
Ogni persona ha il proprio modo di entrare in relazione con gli altri: questo va innanzi tutto rispettato, e in un secondo momento rinegoziato. Con i senza fissa dimora occorrevano anche anni prima di riuscire a portarli in un luogo dove impostare una presa in carico “tradizionale”, ma non avevamo alternative percorribili. Io credo che questo esempio che ho fatto, dove si estremizzano alcune condizioni non spesso riscontrabili, possa esserci di aiuto per fare passare un concetto di base: è lo psicologo che deve cambiare, non il cliente, e il problema del setting è più frequentemente un problema del professionista che di chi cerca da lui aiuto.
La VRET ha diversi vantaggi: da una parte risponde a questo criterio cui ho accennato perché permette alle persone di avvicinarsi alla psicologia in un modo che non spaventa ma anzi incuriosisce, dall’altro arricchisce gli strumenti classici di intervento, permettendo quindi di aumentare la loro efficacia.

Per maggiori informazioni dottor Luca Mazzucchelli, www.psicologo-milano.it
Leggi tutti i nostri articoli dello speciale tecnologia e psicologia.

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