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Facebook, cosa capiamo dallo “stato” degli altri

 
Paola P.
27 settembre 2011
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La bacheca riflette in qualche modo la nostra personalità oppure è un’accozzaglia del tutto casuale di momenti di svago, riflessioni più o meno profonde, sciocchezze, buon e cattivo umore, stati d’animo temporanei? Gli psicologi sono ancora  a lavoro per studiare da vicino il fenomeno Facebook ed hanno al momento posizioni piuttosto discordi sul ruolo della nota piattaforma sulla psiche e l’autostima. Certo che qualcosa, da quello che i nostri contatti scrivono e pubblicano sulle loro bacheche traspare, tanto che a volte non è raro credersi affini ad una persona che poi, all’improvviso, perde di interesse se vediamo, ad esempio, che ha un modo di aggiornare il suo stato troppo velenoso e sempre arrabbiato con il mondo.

Ecco, iniziamo a mettere ordine. Dagli aggiornamenti di stato si capisce o comunque si intuisce, anche perché l’apparenza potrebbe ingannare, se una persona affronta la vita e le difficoltà con spirito positivo oppure tende ad abbattersi, a fare la vittima, a scaricare la responsabilità di quanto accade esclusivamente sugli altri, spesso etichettati con un non ben definito “certa gente”, “certe persone”, additate come l’origine dei propri mali e contro cui si inveisce, sperando che siano in ascolto.

Un atteggiamento a dir poco controproducente se si vuole avere ancora dei contatti a cui ispiriamo un minimo di simpatia. Lanciare messaggi e frecciatine pubbliche ottiene soltanto l’effetto di insinuare il sospetto in chi legge che in qualche modo si sente oggetto dell’invettiva, anche quando non lo è affatto.

Sfogarsi contro qualcuno che non figura tra i nostri contatti è inutile oltre che pregiudicante per il rapporto con i propri amici virtuali che si sentiranno oggetto della nostra rabbia perché sono, volenti o nolenti, il nostro pubblico, il nostro interlocutore, seppur virtuale. Una persona poco trasparente, che lancia frecciatine senza affrontare il diretto interessato, fa passare un’immagine di sé a dir poco immatura, infantile, anzi no, perché i bambini si scontrano decisamente più chiaramente e con più coraggio. Ecco perché, e questo è solo un esempio tra i tanti, sarebbe meglio dare un’occhiata ai contenuti ed al tono quando aggiorniamo uno stato e capire che da quello che scriviamo qualcosa, anche se non tutto, su di noi si capisce o peggio si deduce.

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