La separazione di mamma e papà

Comunemente si pensa che più piccolo è il bambino, meno dolorosa sarà la separazione dei genitori. Nulla di più sbagliato, perchè a due o tre anni l’unico filtro che posseggono per codificare gli eventi, sono gli stati emotivi degli adulti e soprattutto della mamma. Non essendo in grado di distinguere il proprio mondo separato da quello dei genitori e di eleborare queste emozioni, vede il distacco dei genitori tra loro come un distacco da sé, la percepisce come una minaccia spaventosa, una perdita irreparabile, lo spettro di una solitudine angosciante.

Questa è la ragione per cui gli resta dentro una disperazione lancinante e non perde mai la speranza consolatoria che i genitori possano tornare assieme. E’ un sogno che  alimentano quotidianamente e in un’età in cui si pensa che le favole possano inverarsi. I genitori pertanto devo impegnarsi a non confondere il bambino con separazioni conflittuali ma neanche con allontanamenti improvvisi o incontri intermittenti. Proprio questi ultimi, alimentano l’illusione che la famiglia possa tornare unita e rinnovano così una sofferenza straziante.

Nella pubertà invece, la prima conseguenza della separazione dei genitori provoca un’accellerazione del processo di distacco. Mamma e papà si separano e i figli mordono il freno (precocemente rispetto ai suoi coetanei) , conquistandosi velocemente l’autonomia. I rischi sono però insidiosi: mancando la gradualità del normale processo di maturazione, possono imbattersi nell’adolescenza, momento della vita già particolarmente critico con forti problematicità.

Gli stati ansiosi dei bambini

L’ansia, la potremmo considerare di fatto lo stato o la condizione che deriva dal non poter soddisfare le proprie esigenze, l’origine di tale inquietudine la troviamo nell’infanzia. L’ansia è dunque un tipo di auto-preoccupazione fatta di dubbi e svalutazioni nei propri confronti. Inizia da bambini, quando iniziamo ad osservare il  mondo al di fuori della famiglia.

La scuola fa da palcoscenico alle nostre espressioni vitali, è qui che ci mettiamo a confronto con la socialità, in cui emergono i primi comportamenti inattesi e che il più delle volte, possono compromettere apprendimento e serenità individuali. Vi sono nuove regole da seguire, inizia la competizione e in embrione è quello che determinerà di noi il successo o meno nella società.

Sono diversi i segnali che indicano quando un bambino vive un forte disagio scolastico, come sono diverse le espressioni con cui questo disagio si manifesta nella realtà. A grosse linee, si può dire che insofferenza, intolleranza e iperattività sono la spia di un’aggressività covata e pronta ad esplodere, la timidezza invece fa da muro invalicabile e non consente l’interazione con i propri coetanei e con l’insegnante, mentre la distrazione isola emotivamente dal contesto della classe. 

Se sei una carogna piaci alle donne

 

L’identikit dell’uomo che ci piace: arrabbiato, tormentato, alcolizzato, drogato, danneggiato. Siamo oneste: è questo il tipo di uomo che ci fa perdere la testa . Di loro si può solo diire che sono garanzia di sofferenza, di tormento ed estasi, di scompensi emotivi. Non è difficile individuarli, sono quelli che con innocenza, immediatamente ti rivelano “io sono sbagliato per te” e noi, galvanizzate da quella promessa di infelicità ci lanciamo con slancio e senza esitazioni nel gorgo oscuro e profondo del loro male di vivere. A volte però i dannati si legano a persone inquiete come e più di loro. Un esempio? Bonnie Clyde, i rapinatori legati da una disperazione e da un amore indissolubile, banditi e assassini, viveno svaligiando banche fino all’incontro fatale con i mitra della polizia che li ha crivellati di colpi unendoli anche nella morte. E ancora..: Liz Taylor e Richard Burton, stessa passione per l’alcool, compagni di letto e di bevute, di botte e di passione e disperatamente necessari l’uno all’altra da sposarsi un’infinità di volte e altrettanto divorziare e nell’immaginario di tutti restare “la coppia” per eccellenza anche dopo la morte di lui e i gli altri innumerevoli mariti di lei. Sid Vicious, il cantante dei Sex Pistols e Nancy Spungen, hanno nutrito il loro amore di eroina e angoscia e anche qui con una conclusione terribile: lui ha accoltellato lei e poi è morto di overdose.

E come non ricordare Joe Orton e Ken Halliwell, il brillante commediografo nell’era della “Swinging London” e il suo secondo: compagno, segretario, amante e tuttofare. Si amano di un amore travolgente e senza fiato ma tanti i tormenti anche per la promiscuità sessuale di Joe e così finisce che Ken lo uccide fracassandogli la testa a martellate.

Ma non finisce qui e così abbiamo i dannati che si redimono. E pentiti cercano la salvezza in una donna che sia per loro porto sicuro. Quelli dallo sguardo lucido per l’ultima bravata e flebili ti dicono che senza di te non possono farcela ed ecco che scatta la molla, la chiamata alle armi e ci facciamo travolgere dalla sindrome “Io ti salverò“, esattamente la stessa del famoso film di Hitchock che travolge la psicoanalista Ingrid Bergman e la smarrisce nelle nevrosi di un Gregory Peck magnifico, psicopatico e probabilmente assassino, che avvertiva un malessere ogni volta che vedeva delle righe parallele, mistero di chissà quale misfatto della sua torbida vita.

Vita di coppia, non è vero che gli opposti si attraggono

 Un detto popolare sostiene che gli “opposti si attraggono“, effettivamente nella vita di tutti i giorni non è difficile incontrare coppie composte da persone molto diverse l’una dall’altra. Questo perchè in alcuni casi leghiamo con un partner con un carattere diverso dal nostro in grado di “darci” quello che ci manca; ma è proprio vero che tendiamo a ricercare l’unione con partner così diversi da noi?

I gioielli parlano di personalità

 

Dimmi che prezioso usi e ti dirò che personalità hai…Questa è l’interpretazione di nuove ricerche psichiatriche. Vediamo così che differenza c’è tra le varie combinazioni “preziose” che si possono avere. Non c’è differenza tra preziosi di oreficeria o di bijoutteria, perchè parliamo di rapportro tra gusti e personalità e non di materiale vero. L’interpretazione dei gusti è stata fatta dal Dottor Augusto Iossa Fasano, consulente psichiatra della Asl Città di Milano.
Avere addosso l’oro giallo è simbolo di una persona che ha una alta autostima di se. Sembra una persona molto trasgressiva, ma invece davanti al mondo mantiene un certo aspetto tradizionalista che da l’idea di incorruttibilità. Chi ama l’oro bianco, invece, è simbolo di ambiguità e contraddizione perchè va oltre tutte le mode. Anche qui è una spiccata tradizione classica a dar l’idea, ma il suo sembrare l’acciaio dei robot rende comunque l’individuo moderno. Le perle trasmettono un senso di pace sia in chi le indossa che in chi le guarda. Molto spesso infatti sono legate a due simbolismi: la terza età e la verginità. Questo deriva soprattutto dalla storia, che nel Medioevo vietava le perle a prostitute e zingari.

I benefici della vacanza sono troppo brevi

 

Gli esperti parlano chiaro: le vacanze ed il relax fanno bene sia alla salute che alla mente. Ma quanto dura il beneficio di una vacanza? Ebbene questo quesito solleva una questione alquanto discussa e delicata perchè sembra che in soli due giorni tutto “il bene che ci siamo fatti”, svanisce. A confermarlo la studiosa olandese Jessica De Bloom della Radboud University, che dopo aver studiato un gruppo di persone volontarie ai quali era stato chiesto di parlare del proprio stato di benessere. Il test si è tenuto in due fasi. Una prima analisi è stata effettuata durante le prime due settimane della vacanza, un’altra fase subito dopo il rientro in città.
La sensazionale scoperta della De Bloom è che la soddisfazione psicofisica risulta essere altissima durante la vacanza, ma precipita in maniera vertiginosa a fine della stessa. Infatti dopo soli 2 giorni i livelli di stress tornano altissimi. Sicuramente non era una novità che lo stress tornasse subito in gioco…il fatto è che nessuno si aspettasse che bastassero così pochi giorni per annullare completamente i benefici dopo il rientro.

Timidezza, come superarla in 3 semplici passi

 Quello della timidezza è un problema più frequente di quanto non sembri, molte persone riescono a mascherare questo aspetto del proprio carattere e, di conseguenza, a combatterlo. Purtroppo, però, sono altrettanti gli individui che, scoraggiati, lasciano che la timidezza prenda il sopravvento: sbagliato! Se è vero che ognuno ha determinati tratti caratteriali, non è detto che non possiamo migliorarli; ecco come possiamo aiutarci a superare la timidezza in 3 mosse.

Fidgeting: quando la ginnastica si fa in ufficio!

Passiamo troppe ore chiusi in ufficio e, soprattutto se facciamo un lavoro sedentario, il nostro fisico ne risente: è più difficile mantenersi in forma e ancora più difficile scaricare le energie negative. Ma si diffonde sempre di più la soluzione che ci permette di combinare l’ufficio con la ginnastica: il fidgeting!

Un ambulatorio a Roma per chi è dipendente dal web

Al piano meno uno del policlinico Gemelli di Roma è nato il primo Day Hospital dedicato alle dipendenzealternative“, in pratica quelle da internet. A spiegarne la necessità sono i dati di uno studio condotto dall’Università di Parma e dal Cnr su un campione di 2200 studenti: il 22 per cento presenta condotte “immersive” in relazione all’uso del pc, vale a dire un uso eccessivo, e uno su dieci è a rischio dipendenza.

Naturalmente come è da immaginare, riguardo questo disturbo, le opinioni sono molte e diverse, per Stefano Benemeglio, ad esempio, autore di numerosi studi sul comportamento umano già a partire dagli Anni Sessanta, nonché fondatore dell’onlus Accademia Internazionale delle Discipline Analogiche sostiene che per questi disturbi e la maniera in cui si presentano: “le sfaccettature sono molteplici: c’è chi si fa travolgere da Internet fino a diventarne dipendente e chi si fa coinvolgere dal gioco d’azzardo: ma si tratta sempre di uno stesso fenomeno che caratterizza la nostra epoca. E per risolvere questi problemi sempre più persone si rivolgono all’ipnosi“.

I complimenti aiutano a crescere

 

Aiutare noi stessi ed avere una maggiore crescita personale? Sicuramente per farlo, “gli altri” sono una parte importantissima dela nostra vita. Oggi vediamo insieme uno step del come poter migliorare la nostra vita a se stante e quella in relazione con gli altri. Secondo alcuni studi recenti, i complimenti sarebbero l’input principale di ogni successo personale. Sia nel lavoro, che nell’amore o con gli amici, gli apprezzamenti sinceri, quelli che inorgogliscono, ci fanno fare sempre meglio e soprattutto diventano lo stimolo a fare ancora di più.

Questa tesi andrebbe a demotivare e rendere sterile completamente, quella più vecchiotta che parla di rimproveri. Infatti, secondo una vecchia corrente cognitivista i rimproveri sarebbero le migliori motivazioni possibili per fare di più, invece secondo le recenti statistiche il 90% delle persone rimproverate non si sente a suo agio, anzi, preferisce chiudere il rapporto con quella storia / situazione, acquisendone motivi di imbarazzo nel ripresentarsi.

Il delirio paranoide o complesso di persecuzione

Il termine letterale paranoia è: “vicino alla mente” o “fuori dalla mente”  e per tale condizione, si intende un sistema di idee o convinzioni che sono distanti dalla realtà nel modo in cui viene di solito percepita. Questa parola si riferisce a idee di tipo persecutorio: il paranoico infatti è persuaso qualcuno ce l’abbia con lui o lo stia braccando, dubita della del partner e della sua fedeltà, crede che in sua assenza si parli male di lui.

Volendo attenersi all’etimo però, per paranoia, s’intende una qualunque convinzione erronea e non solo di tipo persecutorio e così per evitare confusioni in ambito clinico, viene utilizzato il termine delirio. Un delirio può essere un’ideazione persecutoria, ma c’è anche chi crede di avere un talento non riconosciuto, di essere una divinità o che un’altra persona si sia innamorata del soggetto delirante. Talora queste idee potrebbero anche essere verosimili, diventano deliri nel momento in cui si scontrano con la realtà e se ne riscontra l’infondatezza.

E’ piuttosto frustrante, condurre alla ragionevolezza un soggetto delirante. Il delirante inoltre, non raramente appare una persona equilibrata, talora tale fissazione, si riscontra in relazioni concluse, capita non di rado infatti che la persona che soffre di tale patologia, sia intimamente convinta l’ex compagna, ad esempio, pur se ha preso la decisione di chiudere il rapporto, in realtà, sia ancora innamorata e disposta a ricominciare. Alcuni episodi che oggi sono perseguibili come reato di stalking si devono a forme di delirio come questa. Le idee persecutorie possono associarsi anche ad altre patologie ed altri sintomi, come una schizofrenia paranoide, una condizione grave ma che  fortunatamente è abbastanza rara.

Le 7 vie della felicità secondo il Financial Times

Che cos’è la felicità? E come possiamo conquistarla? Questa volta a tentare di dare una risposta all’annosa questione è stato il prestigioso giornale Financial Times. Tuttavia non si tratta di banali consigli o di saggi suggerimenti: il quotidiano ha cercato di ricostruire in modo scientifico i nostri sentimenti, calcolando l’impatto emotivo di alcuni momenti della nostra vita, classificandoli anche per durata e qualità.

Le griffe false ci rendono falsi

 

Scusate il gioco di parole, ma vestire falso rende falsi. E’ questo il risultato di una ricerca fatta dagli psicologi dell’Harvard Business School di Boston. Vestiti, scarpe ed accessori contraffatti dei grandi stilisti, sulla nostra psiche avrebbero un effetto a dir poco sconvolgente, rendendo il nostro essere poco positivo, anzi, rendendoci nei comportamenti falsi e per niente onesti se non malfidati nei confronti degli altri ed anche un po’ cinici.
A condurre questo studio in quel di Boston, la ricercatrice italiana Francesca Gino che lavorando su alcuni comportamenti ha pubblicato questa ricerca sulla rivista Psychological Science.
Per interpretare i falsi, sembra che sia stato studiato che l’uso dei prodotti contraffatti abbia una sorta di effetto anti – gratificante e di conseguenza crei in noi una sorta di ansia che ci porta a sentirci meno “veri”. Questa sarebbe la spiegazione di alcuni comportamenti non proprio chiari di chi indossa capi falsi. Il test è stato fatto dalla Francesca Gino su alcune donne a cui sono stati dati degli occhiali di ultima moda e di marca divise tra veri e contraffatti. Alle donne è stato detto che gli occhiali erano tutti fasulli, contraffatti, ma non era così.