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La timidezza? Ci rende più consapevoli

 
E. Negri
24 aprile 2010
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Il cervello delle persone timide percepisce il mondo esterno in modo diverso rispetto a quanto accade per i soggetti estroversi. E si attiva per una lavorazione più profonda degli input. Lo sostiene una ricerca americana, secondo la quale le persone più introverse rielaborano gli input in modo più profondo rispetto a chi non ha problemi di socializzazione.

La timidezza non è solo un atteggiamento esteriore che si manifesta con un modo di fare più impacciato o riservato: nei casi più gravi, può condizionare la vita in modo quasi invalidante.

Nonostante la timidezza sia vissuta dalla maggior parte delle persone come un limite, anche questo problema può avere conseguenze positive sulla personalità delle persone: i ricercatori della Stony Brook University di New York, dell’Università del Sud Est e dell’Accademia Cinese delle Scienze hanno quindi cercato di far luce sui meccanismi che regolano la timidezza, scoprendo che le persone introverse hanno una maggiore Sensibilità per la Percezione Sensoriale (SPS).

Chi nasce con questa predisposizione è infatti più sensibile della media agli input del mondo esterno, e ha bisogno di più tempo per prendere decisioni e riflettere. Tuttavia, secondo gli scienziati, chi è timido vive ogni esperienza con maggiore consapevolezza.

Per giungere a queste conclusioni gli studiosi si sono serviti di un gruppo di volontari, distinguendo i soggetti introversi da quelli estroversi. Ai partecipanti è stato poi chiesto di mettere a confronto delle vignette simili, mentre il loro cervello era esaminato con la Risonanza Magnetica Funzionale. Le persone timide hanno osservato le differenze dei disegni per un tempo più prolungato rispetto a quelle estroverse e hanno mostrato un’attività elevata nelle aree cerebrali coinvolte. Il loro cervello non ha semplicemente elaborato la percezione visiva, ma si è attivato per una lavorazione più profonda degli input.

“La timidezza è sicuramente un problema nella società moderna – spiega lo psicologo Walter La Gatta, Presidente dell’AIRT, Associazione Italiana Ricerca sulla Timidezza – perché chi è timido percepisce molti più dettagli e ha bisogno di tempo per elaborarli. Tempo che spesso i ritmi moderni non offrono. Ma non dimentichiamo che le persone molto timide sono anche altrettanto intelligenti e sensibili, quindi questa caratteristica è senz’altro una risorsa”.

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