Abbiamo già parlato di videogiochi in riferimento all’educazione dei bambini, agli effetti dei videogames, più o meno violenti, spesso interpretati a senso unico, generalizzando ed etichettando, senza tenere conto delle caratteristiche specifiche di ciascun gioco. Oggetto spesso di accuse, visti come una sorta di demonio sia per il rendimento scolastico dei più piccoli che come una chiave di spiegazione, tra le altre, del fenomeno del bullismo.
Oggi torniamo a parlarne in riferimento a ben altra sfera che tocca soprattutto noi adulti, certamente più stressati dei giovanissimi. Secondo quanto afferma una recente ricerca, condotta da Jodi Whitaker e Brad Bushman della Ohio State University (USA), i videogiochi possono aiutarci a distendere la mente, ottenendo su di noi un effetto calmante, allentando la tensione e rendendoci di conseguenza più disponibili e carini anche con gli altri, con quanto ne consegue per il miglioramento delle relazioni interpersonali.

Prova costume: alcuni non sanno nemmeno cosa sia, o perché sono sempre in formissima o perché più semplicemente non se ne importano granché di qualche chilo in più. Per altri invece diventa un chiodo fisso che martella a distanza di mesi dal fatidico primo giorno in spiaggia, generando ansia e complessi.
Stress, ovvero distress, la tensione eccessiva, esasperata, che chiude con un bilancio negativo tra quelle che sono le nostre possibilità di sopportazione ed il peso di cui farsi carico.
Déjà vu, la sensazione di aver già vissuto quell’attimo, di essere già stati in quel preciso luogo, in un dato momento, un ricordo che è nostro pur non appartenendo al passato.
La sindrome del nido vuoto colpisce i genitori quando il bambino inizia ad andare a scuola, quando i figli vanno via di casa, in generale quando la casa si svuota perché i ragazzi crescono, si sposano, si allontanano per motivi di lavoro o di studio e la coppia rimane sola.
Sono come degli intrusi che si affacciano con prepotenza nella mente mettendo su casa nelle idee, radicandosi alla razionalità, costringendo a pensarli e ripensarli infinite volte. Sono i pensieri ossessivi che ricorrono alla velocità della luce insinuandosi nel buon senso e seminando il panico: perché non riusciamo a liberarcene e come fare per tenerli a bada? E soprattutto, c’è qualcosa di sbagliato in chi è colpito da un pensiero intrusivo di cui non riesce a disfarsi e che lo tormenta?
Compatibilità… quante volte, in riferimento a screzi nella vita di coppia e divergenze di opinioni e di carattere, abbiamo sentito o pronunciato la frase: “Non siamo compatibili”.