Cosa fare davanti ai capricci

 

 

Questo non si fa!”. E subito scattano le lacrime e la chiusura serrata della bocca da parte del bambino. L’atteggiamento classico esemplificativo di come un bambino vuole fare i capricci e soprattutto di come può far innervosire un genitore. Fatto sta che i capricci li fanno tutti, non solo i bambini, basti pensare alle star di Hollywood, o ancora alle famiglie dove marito e moglie spesso si scambiano cortesia a favor di capriccio.

Giovani in crisi più prudenti

 

 

In questi giorni i media continuano a tartassarci di notizie relative alla crisi economica delle borse, che sempre più sfiduciano la popolazione sugli investimenti e soprattutto fomentano i dubbi sul futuro, sulle aspettative e su tutto quello che dovrebbe succedere in un futuro prossimo. Un nuovo studio di due economisti italiani, ha messo a fuoco come chi si riesce a salvare da un periodo di recessione dell’economia, faccia si che la vita sia più propensa al rischio rispetto agli altri.

Risentimento, perché dare sempre la colpa agli altri fa male

 Emozioni negative, ne abbiamo parlato spesso in relazione alla necessità di non reprimerle, di imparare a viverle ed a superarle, canalizzandole in percorsi che confluiscono in azioni positive per noi e per gli altri. Oggi parliamo nello specifico della delusione di un fallimento che sfocia in un risentimento covato a lungo nei confronti della persona che riteniamo  responsabile del nostro insuccesso. Dove può portare questa rabbia e questa amarezza lo spiega un recente studio condotto da un’équipe di ricercatori afferente al Concordia University Department of Psychology, coordinata dal professor Carsten Wrosch.

Dieta e cattive abitudini, dimmi dove sbagli e ti dirò come dimagrire

 Dieta dimagrante e comportamento: quanto contano le nostre abitudini ed il modo in cui ci approcciamo al cibo per perdere peso? Più di quanto pensiamo, nel senso letterale del termine perché, secondo gli autori di Mindless Eating: Why We Eat More Than We Think, trascorriamo molto tempo a mangiare inconsapevolmente, ovvero senza renderci conto di quante calorie ingeriamo e persino del fatto che stiamo sgranocchiando una patatina dopo l’altra. Dalle abitudini alimentari si capisce molto sul tipo di ostacoli che si frappongono tra noi e la perdita di peso, spiega la psicologa Susan Albers, afferente alla Cleveland Clinic ed autrice del libro nonché esperta in disturbi alimentari e meccanismi psichici legati alle diete ed al legame tra psiche e cibo.

Donne paurose con coraggio

 

 

Un titolo che può sembrare emblematico, ma abbastanza intuitivo per far comprendere la completezza della personalità femminile, anche nel momento in cui si tratta di parlare fi paure e fobie. Il pensiero e la mente sono soliti riuscire ad abbattere sotto forma di un martello pneumatico, anche la psiche più forte. Un’idea che non è piacevole può infatti far crollare sia la mente che il corpo, senza esclusione di colpi.

I cinque stadi del comportamento aggressivo passivo

 Esiste un’aggressività evidente, palesata nei gesti, nelle parole, nel comportamento, nel modo di agire e di rapportarci con chi ha scatenato la nostra rabbia e che non lascia adito a dubbi: stiamo agendo in maniera decisamente poco conciliante. Ma c’è anche un altro modo di manifestare il nostro risentimento nei confronti di qualcuno, ad esempio quando, per ragioni legate alla diplomazia, non possiamo esprimere apertamente quello che proviamo. L’aggressività, in questi casi, si fa latente e trova sempre il modo di uscire anche se non è più facilmente individuabile. E’ un’aggressività passiva che può essere veicolata persino da un sorriso.

Capo narcisista: rischio fallimento

 

 

Le caratteristiche di un leader, soprattutto se aziendale, sono risapute da tanto e soprattutto devono essere molto spesso compatibili con le più differenti espressioni caratteriali dei singoli dipendenti. Parliamo di caratteri tipici come l’autorità e soprattutto la diffusione di sicurezza.
Ci sono però delle accezioni particolari, che vanno spesso in contrasto tra il carattere della persona ed il ruolo che ricopre in società e sul lavoro.

Stress ed ansia complici del successo

 

 

Come possono due delle attività che cerchiamo di evitare il più possibile, essere scenario e base di una delle cose che più vogliamo al mondo? Ebbene, sembra che sia possibile. Parliamo oggi di tre realtà che messe insieme ci aiuteranno a formulare delle interessanti ipotesi sullo sviluppo della nostra vita: stress, ansia e successo.
Ad aiutarci, la ricerca dell’Università di Chicago, che condotta da Sian Beilock, ha dimostrato come lo stress aumenti le prestazioni degli studenti fiduciosi, anche se tratterrebbe le potenzialità di quelli ansiosi, viceversa invece, quando si parla di attività lavorative.

Sette segreti del nostro cervello che il McDonald’s conosce fin troppo bene

 Conoscere se stessi, ok, è la priorità per lo sviluppo personale ma se l’obiettivo è vendere patatine unte e carne ipercondita da salsine ad una maggior fetta di mercato possibile, allora bisognerà conoscere ben altro. Magari i segreti che muovono i fili del nostro cervello verso il cibo spazzatura, un moto apparentemente irrazionale che ci spinge lontano da un’alimentazione sana. Il McDonalds, ad esempio, ne conosce bene almeno sette di questi meccanismi. Trappole cerebrali, accertate da studi scientifici,  non soltanto legate alla dieta, ma anche alle scintille che scoccano quando fiutiamo un affare all inclusive del tipo patatine più panino più bibita.

Overdose da Facebook

 

 

Con il termine overdose andiamo ad intendere una “iniezione” molto forte di una determinata sostanza oppure, come in questo caso, l’esposizione continua ad un evento. Se siamo degli internauti di quelli fissati, che passiamo ore ed ore al computer tra un social network e l’altro passando per la posta elettronica, forse è il caso di soffermarci a leggere questo post per comprendere quali effetti collaterali può portare l’overdose da Facebook.
Il tutto nasce dallo studio di Larry Rosen, un professore di Psicologia alla California State University, che si è chiesto quali disturbi psicologici possono accusare i giovani ed i giovanissimi che abusano quotidianamente del social network in blue.

Musica, preferenze simili influiscono sull’affinità

 D’estate capita di incontrare più facilmente persone nuove: in spiaggia, nei locali, ad una festa, durante un viaggio all’estero. Per conoscerle meglio nel minor tempo possibile e capire qualcosa in più sulla loro personalità potremmo parlare di sport, ma non tutti seguono o praticano lo stesso tipo di sport. Potremmo parlare di politica, ma sono argomenti che infervorano troppo gli animi e si rischia di compromettere sin da subito un nuovo rapporto di conoscenza piuttosto che di amicizia o un flirt. Gli psicologi consigliano di provare piuttosto con la musica.

Personalità, non lasciamoci “definire” dagli altri

 Sfuggire al gioco delle etichette. Non lasciarsi definire dagli altri o meglio non permettere che siano solo gli altri ad appiopparci una descrizione troppo netta, più o meno veritiera, quando si tratta del nostro carattere, della nostra personalità, di chi siamo in parole povere. Potremmo finire intrappolati in una sola definizione, magari anche positiva, ma controproducente per diverse ragioni. Un esempio? La definizione di figlio buono, quello che non ha mai dato problemi per intenderci, potrebbe rappresentare una scusa per gli altri sufficiente ad attaccarci e biasimarci al minimo errore proprio perché siamo sempre stati definiti “perfetti”, quasi incapaci di sbagliare.

Motivazione o motivazioni?

 Motivazione o motivazioni? Spesso per mantenere i buoni propositi e raggiungere un obiettivo è decisamente meglio avere più di una ragione che ci spinge a farlo così come creare un ambiente ricco di stimoli che ci spingano nella direzione giusta piuttosto che seminare il percorso di tentazioni che ci portano alla rinuncia (e lo facciamo molte volte senza rendercene neanche conto). Se ne parla in un interessante articolo apparso su Psychology Today, a firma di Michael Otto, docente di psicologia e direttore del Translational Research Program al Center for Anxiety and Related Disorders della Boston University.

Bambini, pro e contro dei social network

 Un tempo il demone educativo era rappresentato da quel luogo di perdizione chiamato sala giochi: troppe ore perse a giocare ed a guardare gli altri giocare. Poi è stato il turno della televisione, troppo violenta e poi distraeva dai compiti a casa. Nel mirino sono finiti anche i videogiochi, tutti, buoni e cattivi, come avviene sempre in questi casi quando anche un bravo bambino che gioca a salvare l’ape Maia viene indicato come un futuro serial killer. Ora è il turno dei social network di salire sul banco degli imputati, rei di minare l’equilibrio psicologico dei bambini. Succede con tutte le novità. Passerà anche questa e si troveranno altri indiziati.