
L’affermazione non farà piacere a molti. Ma si tratta dell’esito dell’indagine condotta da tre ricercatori della National University di Singapore, Zhaoli Song, Wendong Li e Richard Arvey. Leggendo l’articolo del Wall Street Journal è possibile comprendere che i tre studiosi si sono soffermati sulla scoperta dell’origine della soddisfazione nel lavoro. Cosa ci rende soddisfatti del nostro lavoro? E cosa, invece, ci porta ad odiarlo?
Premetto che adoro
Tutto può trasformarsi in una pericolosa dipendenza, magari non di quelle che uccidono ma è bene non sottovalutare mai gli eccessi, quei comportamenti e quelle abitudini che siamo terribilmente attratti dal ripetere, giorno dopo giorno, concedendo sempre più spazio, sempre più tempo alla morsa monotematica in cui ci stritolano. Negli ultimi tempi gli psicologi e i terapeuti si stanno concentrando sulle dipendenze che nascono online, problemi che possono sembrare ridicoli o comunque meno pericolosi di quelli reali ma che in realtà nascondono non poche insidie per il nostro equilibrio psicofisico e per il successo delle relazioni interpersonali.

La bacheca riflette in qualche modo la nostra personalità oppure è un’accozzaglia del tutto casuale di momenti di svago, riflessioni più o meno profonde, sciocchezze, buon e cattivo umore, stati d’animo temporanei? Gli psicologi sono ancora a lavoro per studiare da vicino il fenomeno
Un sms inviato a tarda sera, quando la stanchezza e lo stress di un lungo giorno hanno annebbiato le nostre facoltà mentali, una reazione istintiva che ci ha fatto sfuggire di bocca parole a dir poco offensive che in momenti di lucidità non avremmo mai pronunciato. A chi non è capitato di perdere le staffe e poi pentirsi di quanto detto o fatto? Sapersi controllare non è facile se si è in presenza della persona o nel corso dell’episodio che ci ha scatenato la rabbia e l’irritazione. Lo è invece se si è lontani dal fulcro del nostro risentimento. O almeno è più semplice.
Autostima, difficile trovare un equilibrio tra avere fiducia in se stessi e nelle proprie capacità (ma non a torto, altrimenti si scadrebbe nella presunzione e si perderebbe quell’umiltà che ci fa migliorare, progredire, avanzare) ed avere un buon rapporto con gli altri, non troppo suscettibile di fronte alle critiche che riteniamo ingiuste. Gli altri, quando si tratta dell’io, ci sono sempre e sono perennemente implicati nelle dinamiche del nostro equilibrio. L’io esiste solo in rapporto agli altri e, tranne se non si è un eremita, non può che tenere conto della presenza altrui.