Il lavoro ideale non esiste

L’affermazione non farà piacere a molti. Ma si tratta dell’esito dell’indagine condotta da tre ricercatori della National University di Singapore, Zhaoli Song, Wendong Li e Richard Arvey. Leggendo l’articolo del Wall Street Journal è possibile comprendere che i tre studiosi si sono soffermati sulla scoperta dell’origine della soddisfazione nel lavoro. Cosa ci rende soddisfatti del nostro lavoro? E cosa, invece, ci porta ad odiarlo?

Facebook, quando le bacheche diventano gironi infernali

 Premetto che adoro Facebook e lo uso ogni giorno mantenendo però un profilo alto, senza scendere troppo nel personale, perché sono consapevole di che strumento potente possa rivelarsi, di come per molti rappresenti un modo di conoscere una persona reputato decisamente troppo attendibile. Basta poco per ritrovarsi delle etichette piuttosto scomode appiccicate addosso: l’eretico, l’antiberlusconiano ossessivo, il moralista, quello che ha sempre voglia di scherzare, il  nullafacente, il presuntuoso, la vittima, il permaloso, la lagna, lo sdolcinato, il vanitoso, un po’ come nella vita, insomma, solo che manca il riscontro effettivo tra ciò che pubblichiamo e ciò che siamo, specialmente con i contatti che non conosciamo personalmente e sono spesso tanti.

Bambini in auto?Solo per mezz’ora

I piccoli sono sempre molto irrequieti in macchina. Speranzosi vogliono subito arrivare alla meta prefissata, soprattutto se si tratta del viaggio per le vacanze. Ma allora come fare? Non si può sempre scegliere di raggiungere delle mete vicine per non sentirli frignare o piangere. La risposta ci giunge da uno studio inglese pubblicato sul Daily Mail e commissionato dalla nota marca di automobili Peugeot.

Liberati dalla tua e-dipendenza

 Tutto può trasformarsi in una pericolosa dipendenza, magari non di quelle che uccidono ma è bene non sottovalutare mai gli eccessi, quei comportamenti e quelle abitudini che siamo terribilmente attratti dal ripetere, giorno dopo giorno, concedendo sempre più spazio, sempre più tempo alla morsa monotematica in cui ci stritolano. Negli ultimi tempi gli psicologi e i terapeuti si stanno concentrando sulle dipendenze che nascono online, problemi che possono sembrare ridicoli o comunque meno pericolosi di quelli reali ma che in realtà nascondono non poche insidie per il nostro equilibrio psicofisico e per il successo delle relazioni interpersonali.

Sei creativo? Colpa della dopamina

Quanti vorrebbero essere dei geni creativi? Incredibile è l’ammirazione che si può provare nei confronti dei grandi geni dell’umanità, da sempre visti come delle personalità con caratteristiche uniche e particolari. Ma cosa li definisce veramente? Chi è un genio creativo e perché? Ha approfondito questa tematica una ricerca svolta da due studiosi, Murray e Johnson, dell’Università australiana di Hawthorn e dell’americana Berkeley.

Facebook, cosa capiamo dallo “stato” degli altri

 La bacheca riflette in qualche modo la nostra personalità oppure è un’accozzaglia del tutto casuale di momenti di svago, riflessioni più o meno profonde, sciocchezze, buon e cattivo umore, stati d’animo temporanei? Gli psicologi sono ancora  a lavoro per studiare da vicino il fenomeno Facebook ed hanno al momento posizioni piuttosto discordi sul ruolo della nota piattaforma sulla psiche e l’autostima. Certo che qualcosa, da quello che i nostri contatti scrivono e pubblicano sulle loro bacheche traspare, tanto che a volte non è raro credersi affini ad una persona che poi, all’improvviso, perde di interesse se vediamo, ad esempio, che ha un modo di aggiornare il suo stato troppo velenoso e sempre arrabbiato con il mondo.

Altro che antidolorifici: ridete!

Lo diceva anche Charlie Chaplin: ridere fa bene. Per il grande comico la risata funge come un tonico, un sollievo, un rimedio per attenuare il dolore. Oggi, dalla teoria si è passati alla pratica. Infatti, secondo uno studio britannico dell’Università di Oxford, ridere è importante per aumentare la propria soglia del dolore.

Da semplici paure a fobie, il potere della mente

Avere paura è del tutto normale e tutti abbiamo paura di qualcosa, più o meno intensamente e più o meno consapevolmente. La paura è un meccanismo naturale, di difesa, che ci porta ad avvertire come reale il pericolo, a proteggerci da elementi, persone, azioni, situazioni che potrebbe danneggiarci. Non avere paura, a volte, è estremamente deleterio perché porta a non percepire il rischio e a scelte, azioni, comportamenti lesivi della propria salute psicofisica. Pensate a chi non ha paura di ammalarsi di cancro e fuma 2-3 pacchetti di sigarette al giorno o a chi non ha paura di soggetti socialmente pericolosi e si avvicina troppo a persone che potrebbero fare dei gesti insani.

Depressione bipolare: vediamo cos’è

Non tutti sanno che la depressione bipolare è un disturbo mentale molto complesso. La caratteristica fondamentale consiste nella variabilità dell’umore, che influisce tantissimo sulle relazioni con gli altri e sulla conduzione di qualsiasi sano rapporto lavorativo. Non bisogna fare diagnosi fai da te. Per un disturbo di questo tipo è consigliabile farsi aiutare da un esperto.

Sapersi controllare

 Un sms inviato a tarda sera, quando la stanchezza e lo stress di un lungo giorno hanno annebbiato le nostre facoltà mentali, una reazione istintiva che ci ha fatto sfuggire di bocca parole a dir poco offensive che in momenti di lucidità non avremmo mai pronunciato. A chi non è capitato di perdere le staffe e poi pentirsi di quanto detto o fatto? Sapersi controllare non è facile se si è in presenza della persona o nel corso dell’episodio che ci ha scatenato la rabbia e l’irritazione. Lo è invece se si è lontani dal fulcro del nostro risentimento. O almeno è più semplice.

Resta giovane: fai sesso

 

Chi non ha il desiderio di rimanere un eterno Peter Pan? Chi non ricorda il film statunitense “La morte ti fa bella”? In quel caso le due protagoniste, pur di rimanere giovani, ricorrono all’utilizzo di una pozione. E così nella finzione filmica bastava un po’ di “magia” per arrestare il processo di invecchiamento all’istante, e costringerlo a regredire. Invece, un’indagine dell’Università della California di San Diego propone un diverso stratagemma per fermare il passare del tempo e di conseguenza delle età.

Little Miss Sunshine, la vita è una commedia diversa

 Tutti facciamo finta di essere normali… è una delle battute più isolate ma che maggiormente rimbombano in Little Miss Sunshine, film del 2006 diretto da Jonathan Dayton e Valerie Faris. La vita come commedia allargata, un’esistenza che assume un tono tragicomico accettato con un sorriso ed una determinazione ad inseguire comunque quello in cui si crede, quello che tiene appesi alla realtà, che ci lega agli altri, quello che ci porta a tracciare un percorso nuovo, anche a rischio di perdere la solita strada, di non ritrovarsi più uguali a prima, non sentendone però affatto la mancanza.

Chi trova un amico….dimagrisce

Il titolo del post risulterà molto strano. Ma, leggendo, capirete. Vogliamo riprendere il tipico motto “Chi trova un amico trova un tesoro”, cambiandolo. È quanto ci dice una ricerca della Ohio State University. Quanti di voi combattono quotidianamente con la bilancia per riuscire a perdere i chili di troppo? Quanti sono gli accorgimenti alimentari per evitare di aumentare di peso? Ebbene, sembra che il segreto del dimagrimento non sia soltanto nelle diete o nell’attività fisica. Ma, udite udite, negli amici.

Autostima, le frasi che fanno male

 Autostima, difficile trovare un equilibrio tra avere fiducia in se stessi e nelle proprie capacità (ma non a torto, altrimenti si scadrebbe nella presunzione e si perderebbe quell’umiltà che ci fa migliorare, progredire, avanzare) ed avere un buon rapporto con gli altri, non troppo suscettibile di fronte alle critiche che riteniamo ingiuste. Gli altri, quando si tratta dell’io, ci sono sempre e sono perennemente implicati nelle dinamiche del nostro equilibrio. L’io esiste solo in rapporto agli altri e, tranne se non si è un eremita, non può che tenere conto della presenza altrui.