
Quando si inizia a lavorare in ufficio la prima cosa a cui si pensa: riuscirò a risultare simpatico a tutti i miei colleghi? Si inizia ad offrire caffè, a fare lunghe chiacchierate, ad offrire qualche spuntino, a dare il massimo nei propri compiti per risultare quanto più simpatici e in gamba possibile. Ebbene, sembra che tutti questi sforzi, alla fine, non vengano premiati. Potete pure essere scortesi a lavoro. Anzi, esserlo vi renderà “ricchi”. Un gruppo di ricercatori statunitensi, guidato da Timothy Judge, docente di Management presso il Mendoza College of Business dell’ Università di Notre Dame. I dati abbracciano vent’anni di studi e più di diecimila dipendenti che nel corso del tempo sono stati sottoposti a sondaggi e questionari.
Può capitare, nel corso della nostra esistenza, di sentire un peso schiacciante addosso, che si tratti di responsabilità maggiori, di problemi a lavoro, con i figli o nella vita di coppia, piuttosto che di disturbi di salute, alterazioni dell’umore che ci rendono scontrosi ed irritabili con gli altri, o ancora di un’angoscia che ci appesantisce la vita dovuta all’incertezza del futuro, alle nostre paure. Tutti, chi più chi meno, fattori che hanno la funzione di piccole ma pesanti zavorre che rendono difficile, lento e faticoso il nostro cammino di tutti i giorni, ostacolano i nostri progetti, ci tolgono il respiro ed il sorriso. Come possiamo rendere la nostra vita più leggera anche quando ci sono problemi che ci tormentano?
I sacrifici ripagano, sì, attraverso le difficoltà, come vuole un saggio motto latino, si percorre la strada che conduce alle stelle. Questo non vuol dire, però, che per ottenere dei buoni risultati in un progetto bisogna necessariamente soffrire ed autoflagellarsi o peggio consacrare tutte le nostre risorse vitali tralasciando le altre sfere importanti della nostra esistenza. Si possono raggiungere grandi obiettivi anche con equilibrio, più velocemente e senza sforzi eroici semplicemente imparando ad impiegare il tempo in modo produttivo.
Litigare è normale e, all’inizio di una storia d’amore, lo è forse ancora di più, le discussioni piuttosto accese sono anche un modo per conoscersi, per rapportarsi in modo anche piuttosto burrascoso con un sentimento grande che sta per nascere o è già nato ed ancora non lo sappiamo e ci sconvolgerà la vita. Ripensandoci molte coppie che ai loro inizi litigavano animatamente e di frequente e a cui in molti non davano grandi speranze di rimanere insieme a lungo, riviste a distanza di anni, sono lì, pacifiche, più unite che mai.
Perché non fai come tutti gli altri? Ovvero quello che un genitore non dovrebbe
Per strada, al telefono, in ufficio, in famiglia, si assiste spesso, ahinoi, a discussioni in cui a prevaricare è una sola voce, che si distingue dalle altre perché è più acida, più stridula o magari per un tono autoritario, perentorio, piuttosto che isterico, agitato, concitato. Chi alza la voce è il più forte, è quello che vince, ammesso che ci sia qualcosa da vincere, in un diverbio? Generalmente, la voce che sentite sovrastare le altre è sicuramente quella del soggetto più coinvolto, più preso dalla discussione, quello con un bisogno più alto di imporsi, di far valere le proprie
Come scrivere una mail efficace dal punto di vista comunicativo? Alcuni parametri di chiarezza, semplicità e sinteticità sono comuni ad ogni genere di comunicazione veicolata dalla posta elettronica. Il resto varia sulla base del tono, formale o informale, del rapporto con il nostro interlocutore, dell’argomento abbordato. Generalmente aiuta stabilire, ancor prima di iniziare a scrivere, l’oggetto che ci darà un’indicazione chiara del filo conduttore da non perdere e sarà utile a chi riceve il messaggio per intuire la priorità della nostra conversazione, l’argomento più o meno urgente.
Spesso, nelle coppie, tra amici, a lavoro, e persino in banali discussioni in fila alla cassa perdiamo più tempo a capire chi ha ragione che a facilitare una soluzione pacifica del diverbio, perdendo di vista l’obiettivo primario della comunicazione che è quello di capirsi o comunque di ottenere qualcosa di ben più concreto di un riconoscimento privo di valore effettivo. Cercare di predominare sulla posizione assunta dagli altri aiuta invece a creare ulteriori malintesi. Istintivamente, infatti, chi viene attaccato si pone sulla difensiva e sciorina le sue di ragioni, il che ancora una volta allontana dalla soluzione e persino dal motivo per cui era iniziata la discussione.
Quando etichettiamo qualcuno come diverso, dobbiamo chiederci ma diverso da chi, da cosa, da quale regola? Il concetto di normale da cosa e da chi è stato stabilito e soprattutto a scapito di quali libertà qualcuno si è arrogato il diritto di stabilire cosa rientri nei canoni giusti e cosa rappresenti una deviazione, uno scarto dalla norma? A dispetto dell’invito alla tolleranza come unica strada di apertura verso una convivenza pacifica, una