Il macho italiano? Una casalinga perfetta

 

Avete presente le casalinghe disperate? Mogli continuamente deluse dai propri mariti che si dimenano tra gli impegni del lavoro, i bambini e le lamentele del datore di lavoro che le trova sempre in ritardo? Dimenticate tutto questo. Oggi le vere casalinghe sono gli uomini. Italiani. Ebbene sì, il maschio latino per eccellenza sarebbe scomparso. Certo non dimenticherebbe di essere focoso tra le lenzuola con la propria donna, ma sarebbe diventato molto più attento alla famiglia e a dare aiuto nella gestione della vita familiare alla propria compagna.

Liti di coppia, frasi da evitare per fare davvero pace

 Litigare è normale e, all’inizio di una storia d’amore, lo è forse ancora di più, le discussioni piuttosto accese sono anche un modo per conoscersi, per rapportarsi in modo anche piuttosto burrascoso con un sentimento grande che sta per nascere o è già nato ed ancora non lo sappiamo e ci sconvolgerà la vita. Ripensandoci molte coppie che ai loro inizi litigavano animatamente e di frequente e a cui in molti non davano grandi speranze di rimanere insieme a lungo, riviste a distanza di anni, sono lì, pacifiche, più unite che mai.

Usi la pillola? Hai una memoria particolare!

 

Molte donne la usano come contraccettivo, anche se il metodo preferito e più consigliato perché maggiormente sicuro è il profilattico. Ma l’utilizzo della pillola anticoncezionale apporterebbe benefici per le donne non solo a livello fisico, bensì mentale. E’ quanto emerge dalla ricerca condotta dagli studiosi della Irvine California University: la pillola anticoncezionale agisce sulla visione femminile degli eventi e influenza la memoria. Questo non significa che l’effetto dell’anticoncezionale sia negativo. Avviene solo che, riducendo gli estrogeni e il progesterone nell’organismo, la memoria delle donne che ne fanno uso non viene danneggiata, ma gli eventi si ricordano in modo differente.

Perché non fai come tutti gli altri?

 Perché non fai come tutti gli altri? Ovvero quello che un genitore non dovrebbe mai dire ad un figlio se non vuole rischiare di ferirlo e soprattutto di inibire quella che è la sua indole, quelli che sono i suoi veri interessi, attività che un giorno potrebbero tramutarsi in passioni più produttive e redditizie o comunque renderlo felice, soddisfatto della sua vita. Eppure spesso sono proprio queste le frasi che più si sentono ripetere bambini e adolescenti da madri e padri: perché non esci come tutti gli altri? Perché non giochi a pallone invece di leggere? Perché non leggi invece di giocare a pallone? Fai come il figlio di questo, fai come il figlio di quello!

Lo stress si combatte allattando

 

La notizia risulterà strana, considerando tutta la stanchezza e lo stress che una gravidanza comporta per una donna. Ma come dire? Come nella migliore tradizione, guardare quel piccolo pargoletto fra le proprie braccia fa in modo da spazzare via tutte le cose brutte accumulate. Ma soprattutto l’allattamento al seno comporterebbe meno stress. Ciò è quanto è stato affermato da uno studio dell’Università della California, descritto su Psychological Science, che ha effettuato una serie di test su un gruppo di 55 donne, tra cui erano presenti 18 mamme che allattavano al seno, 17 che allattavano artificialmente e 20 che non avevano figli.

Alzare la voce, quello che una persona forte non fa

 Per strada, al telefono, in ufficio, in famiglia, si assiste spesso, ahinoi, a discussioni in cui a prevaricare è una sola voce, che si distingue dalle altre perché è più acida, più stridula o magari per un tono autoritario, perentorio, piuttosto che isterico, agitato, concitato. Chi alza la voce è il più forte, è quello che vince, ammesso che ci sia qualcosa da vincere, in un diverbio? Generalmente, la voce che sentite sovrastare le altre è sicuramente quella del soggetto più coinvolto, più preso dalla discussione, quello con un bisogno più alto di imporsi, di far valere le proprie ragioni.

Per l’autostima ci vuole una postura corretta

 

Quante volte siamo in ufficio davanti al pc e sentiamo dei dolori alla schiena? Sedersi in modo corretto ed assumere una postura ottimale non è un dono di tutti. Ma sarebbe necessario adottare un tipo di postura corretta per poter godere dei benefici che questa può comportare. In particolare, uno studio americano ha considerato come stare dritti con la schiena giova non solo al fisico, ma anche alla nostra mente. Una postura corretta sarebbe il segreto per avere un’autostima in aumento. A questa conclusione è giunta la ricerca condotta dagli studiosi della Marshall University, in California, dove attraverso diversi esperimenti si è notato come il sedersi in modo adeguato sia il modo giusto per poter raggiungere un benessere psico-fisico ottimale.

Comunicazione, come scrivere una mail efficace

 Come scrivere una mail efficace dal punto di vista comunicativo? Alcuni parametri di chiarezza, semplicità e sinteticità sono comuni ad ogni genere di comunicazione veicolata dalla posta elettronica. Il resto varia sulla base del tono, formale o informale, del rapporto con il nostro interlocutore, dell’argomento abbordato. Generalmente aiuta stabilire, ancor prima di iniziare a scrivere, l’oggetto che ci darà un’indicazione chiara del filo conduttore da non perdere e sarà utile a chi riceve il messaggio per intuire la priorità della nostra conversazione, l’argomento più o meno urgente.

Perché avere sempre ragione non serve

 Spesso, nelle coppie, tra amici, a lavoro, e persino in banali discussioni in fila alla cassa perdiamo più tempo a capire chi ha ragione che a facilitare una soluzione pacifica del diverbio, perdendo di vista l’obiettivo primario della comunicazione che è quello di capirsi o comunque di ottenere qualcosa di ben più concreto di un riconoscimento privo di valore effettivo. Cercare di predominare sulla posizione assunta dagli altri aiuta invece a creare ulteriori malintesi. Istintivamente, infatti, chi viene attaccato si pone sulla difensiva e sciorina le sue di ragioni, il che ancora una volta allontana dalla soluzione e persino dal motivo per cui era iniziata la discussione.

Tolleranza e multiculturalismo, diverso da chi?

 Quando etichettiamo qualcuno come diverso, dobbiamo chiederci ma diverso da chi, da cosa, da quale regola? Il concetto di normale da cosa e da chi è stato stabilito e soprattutto a scapito di quali libertà qualcuno si è arrogato il diritto di stabilire cosa rientri nei canoni giusti e cosa rappresenti una deviazione, uno scarto dalla norma? A dispetto dell’invito alla tolleranza come unica strada di apertura verso una convivenza pacifica, una società improntata al multiculturalismo, alla coesione non di una normalità affiancata da tante minoranze “sopportate” ma di tante diversità tutte uguali, si sta deviando nuovamente e pericolosamente verso il vicolo cieco di un noi, gli ugualmente normali, contro loro, i diversi, quelli che se gli va male sono emarginati, se invece siamo clementi ne tolleriamo la presenza (ma che buoni!).

Presunzione, un ostacolo al miglioramento

 La presunzione è forse uno degli aspetti che più odiamo negli altri, anche quando i ruoli si ribaltano e gli altri, i presuntuosi, siamo noi. Ma perché ci fa infuriare tanto la presunzione? L’etimologia aiuta sempre quando si va in cerca del significato profondo di quelle che non sono semplici parole, sono concetti radicati nell’immaginario collettivo umano, nel patrimonio di emozioni e sentimenti che ci portiamo dietro sin dalla nascita dell’uomo. Cosa si nasconde alla radice della presunzione?

La forza dell’ottimismo in amore

 Se il pessimismo è alla base di molti fallimenti autoinflitti ovvero di rinunce a tentare la fortuna, a credere che qualcosa possa cambiare in positivo grazie alla nostra spinta, alle nostre azioni, l’ottimismo, al contrario, è un propulsore di cambiamenti, opportunità, possibilità, nuovi percorsi, vitalità. Il pessimismo porta a chiudersi al mondo, specie se interviene dopo delusioni subite e perdita di fiducia negli altri. Un esempio calzante si può fare sulla vita sentimentale. Spesso chi è single vuole rimanere single perché non si fida più delle promesse dell’amore, pensa che quello che ha vissuto è stato falso, una bugia e non se la sente più di investire in relazioni durature, destinate a concludersi con un fallimento.

Fine di un amore, dal noi all’io

 La cosa più difficile, probabilmente, quando una storia d’amore arriva alla fine, soprattutto se è durata molti anni, è passare da una vita impostata sul noi, sulla coppia, ad un’esistenza fatta di un io alquanto fragile, che esce scosso, a metà, dalla rottura e non sa bene come riorientarsi da solo. E’ come se all’improvviso ci si ritrovasse uno spazio bianco a disposizione più grande delle parole che avevamo da dire, da scrivere, da vivere. Gli psicologi consigliano spesso, per riprendersi da un brutto distacco, molto sofferto, di non negare il dolore, di viverlo senza reprimerlo iniziando però a girare, gradualmente, come la manopola di un forno, la nostra vita verso l’impostazione io.

Rischiare di perdere o rinunciare a vincere?

 Il nostro percorso è costellato di scelte, azioni che possono risultare determinanti per dare un senso alla nostra vita, imprimerle una direzione precisa, raggiungere o meno gli obiettivi, i nostri,  e non un successo qualunque ma quello capace di farci stare bene, quello che desideravamo davvero. Capita, infatti, che a volte le redini della nostra vita sfuggano ad un controllo volontario e gli eventi ci trascinino altrove, può essere anche un posto gradevole, piacevole, una posizione privilegiata ma se non è quella che volevamo noi non saremo mai soddisfatti o felici.