Narcisismo patologico scompare dalla lista dei disturbi della personalità

 A soffrirne, e il dato è sottostimato, è tra l’1 ed il 4% della popolazione eppure il narcisismo patologico è in via di estinzione dalla bibbia della psichiatria internazionale ovvero dal manuale diagnostico e statistico stilato dall’American Psychiatric Association e che vedrà le stampe nel 2013.

A detta di Marialori Zaccaria, presidente dell’Ordine degli psicologi del Lazio, questo disturbo della personalità verrà eliminato dalla lista perché non alimenta il business dei farmaci come avviene per altri disagi mentali. Il manuale è stato rivisitato da 600 specialisti molti dei quali, per la Zaccaria, provengono da case farmaceutiche che hanno tutti gli interessi a far improvvisamente  diventare soggetti sani i narcisisti che così non avranno più il rimborso per la psicoterapia.

Curare l’omosessualità con la psicoterapia

Oggi parliamo di un argomento che di recente tocca molto l’attualità e l’opinione pubblica e religiosa delle popolazioni occidentali. Per farlo, partiamo da una affermazione di un uomo di Chiesa, Monsignor Paolo Rigon, che in occasione dell’inaugurazione dell’Anno giudiziario del Tribunale ecclesiastico della Liguria, ha dichiarato:

La pornografia dilagante e invadente presenta la vita sessuale come fine a sé stessa, ossia per puro piacere e divertimento. Chi si abitua a questo stile di vita molto probabilmente non riterrà di poter restare fedele ad una sola persona, non lo riterrà o, più semplicemente, sarà incapace di fedeltà”.

Donne più taciturne degli uomini

Chiacchiere, chiacchiere, chiacchiere e perchè no? Gossip. Le donne hanno sempre portato la nomea per eccellenza di essere delle chiacchierone e soprattutto di parlare tanto di se stesse e degli altri. Oggi a sorpresa, invece, andiamo a sfatare questo mito, basandosi sulle conclusioni tratte da una recente ricerca dei ricercatori dell’Università di Manchester. A riportare questi dati è il Daily Mail, il quotidiano britannico tra i più letti. Dopo avervi parlato della migliore propensione delle donne al perdono, parliamo della loro dialettica.

A partire da studi precedenti pubblicati sull’argomento (ben 56), i ricercatori sono andati avanti con una revisione sugli stessi sulla comunicazione maschile e femminile. Il linguaggio femminile risulta essere completo e attrattivo, ma sembra proprio che sia il minore dall’aspetto quantitativo.

Cambiare stile di vita è terapeutico per la psiche

 Spesso per malattie croniche come il diabete o per patologie big killer come le malattie cardiovascolari il medico richiede ai pazienti un cambiamento radicale nello stile di vita che includa un’attività fisica regolare, un’alimentazione sana, il liberarsi dalla schiavitù di dipendenze ed eccessi. Abitudini sane che si affiancano al trattamento farmacologico per un binomio vincente e salubre per l’organismo.

Ebbene, un recente studio, effettuato da Roger Walsh della University of California e pubblicato dalla rivista di divulgazione scientifica American Psychologist, sostiene che anche per curare numerose malattie mentali può essere efficace cambiare stile di vita, terapia valida quanto quella farmacologica. Dal trascorrere del tempo in mezzo alla natura, da sempre considerata rigenerante per mente e corpo e antidepressivo naturale, all’aiutare gli altri per smetterla di concentrarsi su se stessi e fossilizzarsi sui propri problemi, fino all’esercizio fisico che sfoga tensioni e ansie ed è utilissimo per combattere le sindromi depressive.

Perdonare, le donne lo fanno meglio

 La rabbia ed il risentimento che coviamo dentro sono come dei tarli che rodono il nostro equilibrio interiore, impedendoci di liberarci di quelle emozioni negative che pesano come zavorre sul nostro cammino. Ecco perché imparare a perdonare è forse uno dei compiti più difficili nella lista delle cose da fare per stare in pace con se stessi e con il mondo.

Le donne, in quanto a perdono, pare posseggano una marcia in più. A dirlo è un recente studio effettuato da un’équipe di ricercatori spagnoli afferente all’Università dei Paesi Baschi, pubblicato sulla Revista Latinoamericana de Psicología.

Coppia duratura se si parla allo stesso modo

Per essere felici in una coppia, sarebbe discriminante essere simili sotto certi aspetti. Ma di cosa stiamo parlando nel dettaglio? Secondo gli psicologi di tic verbali, piccole vocine passionate, tormentoni ripetitivi ed accento. A raccontarlo, lo studio pubblicato di recente sulla rivista Psychological Science a discrezione della dottoressa Molly Ireland, psicologa dell’Università del Texas, che mettendo a punto una ricerca chiamata “LL – Love Language“, racconta che le coppie che parlano nella stessa modalità, o “imparano” a parlare allo stesso modo, hanno maggiore possibilità di sopravvivenza.

La ricerca ha visto un’analisi comparativa tra il linguaggio di 40 uomini e di 40 donne, con una età media che di 19 anni e che hanno partecipato ad una sessione di speed date. Lo speed date, per i pochissimi che ancora non lo sanno, è un gioco “d’azzardo” di incontro tra una coppia sconosciuta che in pochi minuti si presenta e verifica se scoppia il colpo di fulmine, trovando così la propria anima gemella. Molly Ireland, insieme ai suoi colleghi, sono andati a trascrivere tutte le conversazioni di questa sessione abbastanza lunga di speed date, traducendo poi le conversazioni in file audio ed immettendole in un software cognitivo, che ha effettuato l’analisi del testo secondo una procedura specifica.

La canzone preferita immagine del carattere

Sette note racchiudono tutto il mondo. E’ la magia della musica, e come già vi raccontavamo in passato sui suoi vantaggi per l’umore, oggi torniamo sull’argomento per parlare del rapporto che c’è tra musica e carattere. Un’arte immateriale riesce infatti a far comprendere il carattere di una persona. A parlarcene sono gli psicologi ricercatori della Cambridge University, che dopo avere analizzato il caso musica / tratti psicologici dell’ascoltatore, sono giunti ad una conclusione che è stata pubblicata sul Journal of Personality and Social Psychology 1.

Ma andiamo ad analizzare un po’ meglio questo studio per capire cosa c’è alla base dei nostri gusti e tutto quello che secondo Peter Rentfrow, autore dello studio e professore di Psicologia sociale e dello sviluppo alla Cambridge University, possono rivelarci le 5 categorie musicali per eccellenza.

L’identikit del mitomane

 A tracciare l’identikit del mitomane è Massimo Di Giannantonio, che trae spunto per una riflessione dalle numerose segnalazioni, che puntualmente si rivelano false, a trasmissioni televisive, poliziotti, autorità, su persone scomparse, avvistamento di persone sospette, ritrovamento di cadaveri o di prove utili alle indagini degli inquirenti.

Cosa spinge una persona a dare informazioni false che depistano gli investigatori e accendono di false speranze familiari degli scomparsi e delle vittime di rapimenti? Lo psichiatra reputa si tratti di scarsa autostima e del desiderio di soddisfare la voglia di notorietà. E’ accaduto con gli avvistamenti non veritieri delle gemelline svizzere prelevate da Mattias Schepp, poi morto suicida a Cerignola, ma anche per la scomparsa di Yara e per il caso Sarah Scazzi.

Autostima ed effetto boss, quando il capo diventa una minaccia sociale

 La diversità è ricchezza, opportunità, conoscenza di sé attraverso l’altro, lo stesso altro oggi più che mai demonizzato da modelli di paura dell’estraneo e barriere mentali tornate drammaticamente ed ideologicamente alla ribalta. Ma diversità è anche cultura, diversi modi di approcciarsi, interpretare, vivere il mondo. E a proposito di differenze culturali che influenzano lo sguardo sugli altri, ci sembra interessante proporvi i risultati di un recente studio, pubblicato sulla rivista di divulgazione scientifica PLoS ONE, che ha esplorato le diverse reazioni di americani, occidentali per eccellenza, e cinesi, l’Oriente con la O maiuscola, ad una figura autoritaria ed autorevole qual è quella del proprio capo.

Alla vista di una foto che ritraeva sia il proprio datore di lavoro che se stessi, i cinesi hanno guardato prima il capo e soltanto dopo hanno rivolto lo sguardo sulla propria di immagine. E gli americani?

Stress da troppi amici su Facebook

 Li chiamiamo amici, genericamente, in realtà sono più che altro contatti, legami familiari, conoscenti, colleghi, parenti. Troppi, a volte, tanto da scatenare una sorta di ansia, rappresentando un vero e proprio fattore di stress da Facebook. A dirlo è un recente studio effettuato da un’équipe di ricercatori della Edinburgh Napier University, coordinata dalla dottoressa Kathy Charles.

Studio che peraltro, appena pubblicato, è già stato criticato in validità per via di una metodologia abbastanza discutibile. Gli autori hanno infatti interpellato, con un sondaggio somministrato online, un campione molto esiguo di persone, 175 studenti, per 3/4 donne, invitandoli ad esprimere i sentimenti nutriti verso il popolare social network.

Tecnostress dove nasce e come spegnerlo

Qualche giorno fa, vi abbiamo parlato delle proteine scoperte in Israele per spegnere lo stress. Oggi, torniamo a parlare di stress, ma uniamo a questo discorso, quello della tecnologia, che da un lato nasce per migliorare la nostra esistenza, mentre dall’altro potrebbe anche essere in grado di rovinarci l’esistenza.
Quotidianamente l’individuo medio, telefona, manda SMS, scrive e-mail, controlla il suo profilo sui social network ed interagisce con molti altri dispositivi elettronici. Tutta questa invasione di dispositivi, lo porta spesso al tecnostress.

Ma cos’è in realtà il tecnostress? Secondo gli psicologi americani Rosen e Weil, è l’ansia primaria di andare ad eseguire troppe cose contemporaneamente affidandoci ai mezzi tecnologici, aumentando a dismisure le cose da fare e “convincendosi” che grazie alla tecnologia ottimizziamo il nostro tempo.

La paura di diventare poveri

Tra le fobie dell’essere umano, oltre a quelle molto note e legate al mondo “vivente”, c’è anche una particolare che colpisce buona parte delle persone del globo. Stiamo parlando della paura di diventare poveri. Un uomo che ha trascorso buona parte della sua vita a raccimolare denaro per vivere una serena anzianità, molto spesso cade in depressione per l’ansia costante del diventare povero. Diventa un’ossessione e purtroppo, da recenti interviste e ricerche, viene fuori che a soffrire maggiormente di questa patologia, sono i personaggi famosi.

Eh si, proprio loro che problemi economici non sembrano averne, sono i primi ad avere paura di perdere tutto e non saper come campare. Casi noti sono stati mostrati in TV e sul web. L’ultimo di cui si parla riguarda il Re del Pop, Michael Jackson, che tra debiti, interventi estetici e problemi giudiziari, costati esorbitanti cifre al Re, sembrano proprio avere distrutto la sua psiche ed aumentato l’ansia di povertà.
La sua paura più costante era quella di finire al McDonald’s a fare il cuoco. Il tour This is it, previsto prima che morisse nel 2009, infatti serviva proprio per calmare questa sua ansia nel perdere tutto ciò che aveva e vivere da povero.

Il life coach per vivere meglio

Un tempo, ci si limitava a pensare al proprio corpo ed esisteva la figura professionale del Personal Trainer oppure del semplice Coach. Questa figura è poi migrata, verso una realtà diversa nell’ambito del lavoro ed è diventata il Coach da lavoro, che nel mondo aziendale aiuta sia il management che gli addetti ai lavori. Con il cambiamento corrente della realtà, sembra però essere diventato importante anche avere un supporto quotidiano per le decisioni di tutti i giorni, una guida che ci aiuti nel fare delle scelte per la miglioria personale, oppure per raggiungere degli obiettivi professionali e personali. Da qui nasce la figura del Life Coach.

Seppur qui in Italia si sta diffondendo solo negli ultimi tre o quattro anni, il Life Coaching è nato già negli Stati Uniti d’America alla fine degli anni ’80, e sempre più persone si rivolgono a queste persone per cambiare radicalmente l’aspetto della propria vita.

Agorafobia, la paura dei luoghi non familiari

 Dal greco agorà, piazza e fobia, paura, l’agorafobia è la paura di ambienti non familiari, solitamente luoghi molto affollati, senza una via di fuga che possa condurre velocemente al sicuro. Piazze, assemblee molto gremite, manifestazioni, code, centri commerciali, aeroplani, autobus.

Nei luoghi pubblici l’agorafobico non si sente protetto e desidera tornare a casa, al riparo, unico posto in cui, nei casi molto seri del disturbo d’ansia, si senta davvero a suo agio.
Al contrario di quanto si crede l’agorafobia non è l’opposto della claustrofobia, la paura degli spazi chiusi, perché il panico si scatena sì negli spazi aperti ma non necessariamente in tutte le occasioni in cui mancano confini ben definiti come mura, soffitti ecc.