Esercizi autostima, attività fisica efficace sui giovani

 Esercizi per l’autostima? O meglio l’esercizio per l’autostima! Non è un gioco di parole bensì il riconoscimento, da parte del mondo scientifico, dell’importanza dell’attività fisica nel migliorare l’autostima nei bambini e negli adolescenti, prevenendo lo sviluppo di problemi psicologici e comportamentali, comuni nei giovanissimi.

Se erano noti da tempo i benefici dell’esercizio sulla salute fisica, con prove inconfutabili che ne attestavano l’efficacia, la ricerca sugli effetti dell’attività motoria sulla salute mentale restava frammentaria.
A colmare almeno parzialmente questa lacuna è intervenuta una revisione di studi sull’argomento pubblicata dalla Cochrane Library.

La psicologia di chi non può avere figli

I figli, un obiettivo per il matrimonio, il desiderio di tanti coniugi ed ultimamente anche di tante coppie non sposate. Inoltre, abbiamo di recente visto anche il caso di coppie di fatto che sono interessate all’adozione di un pargolo. Ma quello di cui parliamo oggi, tocca il cuore, tocca soprattutto un discorso che va oltre a quello che potrebbe essere la necessità di una coppia di avere “il figlio” in se ma soprattutto di avere un figlio come parte fisica di sé.

Stiamo parlando praticamente dell’infertilità. Questa patologia può creare un forte sentimento di vuoto nella vita di una persona desiderosa di questo avvenimento. Inoltre, può creare anche una crisi esistenziale individuale e molto spesso di coppia. Questa patologia è molto spesso anche l’origine psicologica di una depressione, di stati d’ansia costanti, di un sentimento da nascondere di vergogna oppure, per molti (soprattutto per gli uomini) un fallimento di tutta l’esistenza. Si va quindi a demolire appieno la propria identità sessuale. Anche per le donne questa situazione può avere postumi psicologici molto gravi.

Felicità, migliora la salute e allunga la vita

 La felicità allunga la vita e migliora la salute. Si sapeva già ma è arrivata la conferma dalla letteratura scientifica, a seguito di una revisione che ha coinvolto 160 diversi studi effettuati sia sugli animali che sugli umani, scoprendo prove inconfutabili che le persone felici tendono a vivere più a lungo e ad essere decisamente più sane rispetto ai loro coetanei infelici.

Lo studio, pubblicato dalla rivista di divulgazione scientifica Applied Psychology, è stato coordinato dallo psicologo Ed Diener, della University of Illinois.
Essere felici, e dunque non soffrire di depressione e stress, è uno stato positivo per la qualità della vita, perché aumenta la longevità e diminuisce il rischio di ammalarsi.

Smettere di fumare, il decalogo del Ministero della Salute

 Smettere di fumare, darci un taglio con le sigarette. In tanti ci provano, in molti ci riescono e forse è raro trovare un fumatore talmente convinto da non averci mai provato. Perché i rischi per la salute e per le finanze del fumare li conosciamo tutti, grazie alle campagne di sensibilizzazione che arrivano dalle istituzioni, per merito delle raccomandazioni dei medici ma anche di quel monito che giunge, per il nostro bene, da parenti ed amici.

Di consigli, metodi, rimedi naturali, farmaci e sostituti della sigaretta per smettere di fumare ce ne sono molti. Ma come iniziare? Un buon punto di partenza che riassume le indicazioni risultate più efficaci per dire addio alla dipendenza dal fumo ci sembra il decalogo fornito dal Ministero della Salute.

Omosessualità e media: il caso Luca

 Chi non ricorda la canzone di Povia a Sanremo Luca era gay?” Il brano che parlava dell’omosessualità repressa di un giovane che a causa di un padre particolare, non riusciva a comprendere la sua omosessualità. Il brano parlava di un giovane che non aveva le idee chiare sulla sua sessualità e che di conseguenza decide di diventare omosessuale, forse per il troppo avvicinamento alla madre. Il giovane è un caso vero e si chiama Luca Di Tolve, ha 39 anni e proprio di recente in una intervista al settimanale Oggi, parla del suo libro che narra della sua vicenda, già nota al pubblico da Sanremo 2009. Le sue parole per parlare della sua vita sono state:

“Finalmente ho ritrovato il bandolo della matassa della mia vita. E se sei contento di una cosa la dici a tutti”.

Stress da traffico ed effetti collaterali

Oggi parliamo di una patologia che colpisce il buon 80% degli automobilisti nel mondo: la guida nel traffico. Secondo recenti ricerche condotte dai ricercatori delle Università congiunte di Tübingen, Regensburg e Düsseldorf, insieme con la collaborazione del Dipartimento di psicologia e medicina del traffico del Federal Highway Research Institute, guidare nel traffico rappresenterebbe una grande fatica per il cervello. Questa fatica spingerebbe l’alterazione dell’attività celebrale durante queste fasi.

Questo studio, ha posto la sua enfasi sull’affaticamento a cui il cervello umano è costretto nel momento in cui siamo costretti a guidare nel traffico. Il primo segnale è l’aumento dell’attività elettrica del cervello che fa si che le onde celebrali alfa della nostra testa vengano alternate a quelle che vengono chiamate fusi del sonno. Questi input nervosi, mettono in risalto la necessità del nostro cervello di avere un momento di riposo. Di conseguenza, stanchezza e nervosismo, vengono definiti come mali da curare e nel caso della guida, sono sempre pronti dietro l’angolo per assalirci.

Depressione, più a rischio chi vive nelle grandi città

 Depressione, schizofrenia e altre malattie mentali colpiscono in misura maggiore gli abitanti delle grandi città. Sarà colpa dei ritmi frenetici di vita, della mancanza di calore umano e della solitudine avvertita ancora più lancinante in mezzo ad una folla indifferente di cui si è solo una minuscola, insignificante parte.

Pensate che solo a Milano, stando ad un recente studio effettuato dal Servizio Sanitario Nazionale, sarebbero circa 30 mila i pazienti affetti da psicosi schizofrenica. Circa 11 mila milanesi avrebbero richiesto un consulto per malattie mentali, mentre oltre la metà non sa di essere malata o peggio ne è consapevole ma cerca di tenere nascosto il problema. Un comportamento assolutamente controproducente perché pregiudica le possibilità di guarigione. Gli esperti consigliano piuttosto di rivolgersi ad uno psicologo alle prime avvisaglie di disturbi che compromettono la sanità mentale.

Socerafobia, la paura dei suoceri

 Un rapporto che si trascina, tormentato, dalla notte dei tempi, quello con i suoceri. Che si tratti di lei che ha problemi con la mamma ed il padre di lui, o di lui che mal sopporta i genitori di lei, la situazione spesso precipita quando a peggiorare un equilibrio già precario interviene l’aggravante di un carattere invadente piuttosto che l’antipatia, la gelosia o peggio una convivenza forzata che esaspera le tensioni esistenti.

Astio, disprezzo, risentimento, rancore, ma quando si arriva alla paura irrazionale dei suoceri, la socerafobia, la convinzione di avere un mostro di suocera? Un terrore che va oltre il limite del razionale, che si fa ossessione e che si palesa soprattutto in alcuni periodi dell’anno come le festività in cui si è costretti ad incontrare i parenti.

Escludere i disturbi mentali dai manuali?

E’ stata diffusa la notizia dall’American Psychiatric Association (APA), che è prossima alla pubblicazione (si parla del 2013) della quinta edizione del Manuale diagnostico e statistico dei Disturbi Mentali (DSM-5). Il manuale che è un punto di riferimento per chi si occupa della salute mentale degli esseri umani, arriva sul mercato dopo ben 11 anni e conterrà delle notizie importantissime per gli psichiatri di mezzo mondo. Tutti gli psichiatri americani hanno proposto all’unisono di rimuovere dallo stesso le diagnosi di alcuni disturbi della personalità.

Tra quelli che verrebbero ad essere esclusi troviamo paranoide, istrionico, narcisistico e dipendente. Questa proposta però ha già suscitato delle polemiche, ed in Italia l’Ordine degli Psicologi del Lazio ha indetto qualche giorno fa una giornata di studio proprio su un documento ufficiale che verrà mandato all’APA per esprimere il proprio dissenso su questo argomento.

Slow Life, i quattordici comandalenti

 In occasione della Giornata Mondiale della Lentezza pubblichiamo i consigli dell’associazione di volontario L’arte del vivere con lentezza su come trovare la giusta velocità di vita ed ingranare una marcia lenta, che ci permetta di non soccombere alla frenesia dei mille impegni quotidiani, riappropriandoci del nostro tempo.

Nell’ottica della Slow Life, una sorta di piccola guida al vivere lento per imboccare la strada giusta verso un percorso esistenziale da assaporare ed all’occorrenza fermare in ogni momento. Li chiamano, scherzosamente, comandalenti. Vediamoli nel dettaglio.

Slow Life, si celebra oggi la Giornata Mondiale della Lentezza

 Oggi che tutto scorre così e troppo velocemente, all’insegna di una frenesia del vivere che ha dell’irrazionale, accelerando come fa  la fine degli attimi di felicità e diminuendo il tempo che intercorre tra lo scandire di un impegno e l’altro, fermiamoci. Per 24 ore, rallentiamo, aderendo alla Giornata Mondiale della Lentezza, giunta alla sua quinta edizione, patrocinata in italia dall’associazione di volontariato L’arte del vivere con lentezza.

Oggi, ma anche domani, dunque, non corriamo e prendiamo parte a quell’ampio movimento di pensiero, allo stile di vita che prevede il godersi il percorso lentamente e che prende il nome di Slow Life. Tante le iniziative in programma nel mondo e nelle città italiane, tutte con il denominatore comune di un ritmo lento che osserva la vita, la soppesa in ogni suo attimo, la vede cambiare non più velocemente ma in tempo per rendersi conto, per capire che è tutto lì, in quel passo lento, il vero tempo che concede spazio a tutto.

Il corteggiamento on line come reale

Da recenti ricerche condotte da Zoe Hazelwood, psicologa della Queensland University of Technology, viene fuori che corteggiare virtualmente attraverso il web, sarebbe come corteggiare vis a vis nel mondo reale.
Lei ha dedicato tutto uno studio sulle relazioni via web e sulle implicazioni future. Prima caratteristica di queste, la racconta nella comunicazione non verbale, fatta di sguardi e gesti seppur attraverso un monitor e senza l’ausilio di una webcam. Secondo la dottoressa, la persona da quest’altro lato è già in grado di farsi un’idea del partner di tastiera e lo afferma dicendo:


“Le gente si forma impressioni del partner online basate su cose come gli errori di ortografia, l’uso di abbreviazioni e acronimi, la quantità di punti esclamativi, l’uso della grammatica”.

Felicità, bambini felici, adulti più felici

 Non era certo un segreto che un’infanzia ed un’adolescenza serene contribuissero a fare di un adulto una persona equilibrata, positiva e felice, rispetto ad individui con un’infanzia difficile e tormentata ed un’adolescenza ancora più turbolenta. I soggetti più esposti a problemi mentali sono infatti proprio quelli che hanno vissuto dei traumi nei primi anni di vita o comunque una giovinezza alquanto travagliata.

A conferma arriva un recente studio effettuato da un’équipe di ricercatori dell’Università di Cambridge che ha analizzato il rapporto tra un’infanzia felice ed il benessere psicofisico in età adulta, scoprendo che essere un adolescente felice equivale, con molta probabilità, a diventare un adulto altrettanto felice.

Aggressività, il sesso spegne l’interruttore

 L’aggressività, che logora molti rapporti, nonché la vita lavorativa e sociale, ha un interruttore, localizzato nel cervello, un’area condivisa con il sesso. Se viene tenuta occupata in una delle due attività, sfogo della rabbia piuttosto che attività sessuale, l’altra automaticamente, quasi come per magia, si spegne. Tradotto, fare l’amore significa letteralmente non fare la guerra e contribuirebbe ad abbassare i livelli di aggressività negli individui.

Il sesso, dunque, placa l’aggressività, calma. Ad affermarlo è una recente ricerca effettuata da un’équipe di neurologi del California Institute of Technology che ha accertato come l’atto sessuale sia in grado di disattivare l’area cerebrale legata ai fenomeni violenti, localizzata nell’ipotalamo ventromediale.